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Ce ne andremo senza inutili bagagli e non sarà poi così importante fare la lista delle cose che abbiamo accumulato: con un po’ di fortuna e l’aiuto di Dio, saranno forse utili a qualcun altro, ma nel peggiore dei casi finiranno con l’alimentare il materialismo dei parenti pronti a contendersi quello che resta.
Ce ne andremo senza consultare le cifre dell’estratto conto bancario, con uno sguardo differente sulle case che non potremo più abitare e chiedendoci se davvero tanta fatica per avere questo o quello non ci abbiamo distratto un po’ troppo dalle cose che realmente contano.
Ce ne andremo con la nostalgia dei troppi tramonti che non abbiamo visto perché eravamo troppo occupati o troppo stanchi, con il rimpianto per i grazie che non abbiamo saputo pronunciare e con il rimorso per quel perdono mai accordato.
Ce ne andremo con il vuoto delle domeniche santificate al centro commerciale, con le processioni per assicurarsi l’ultimo modello di alienazione tascabile o quel fantastico chip neuronale che ci renderà più belli, saggi e intelligenti.
Ce ne andremo, ma almeno per il momento siamo qui e abbiamo la scelta di orientarci per altre vie, di riprendere in mano la vita e di lavorare duramente per ricercane il senso più profondo e più vero.
Ce ne andremo, ma anche questo giorno ci è stato donato per andare a cercare quello che realmente arricchisce e aiuta il nostro respiro a liberarsi dal laccio dell’imperante nichilismo e dal caos che soffoca il meglio di quello che siamo.
Ce ne andremo senza inutili bagagli, ma con una fede autentica, avremo anche la leggerezza di chi lascia andare e attrarre da quel di più che possiamo cercare nell’arco della nostra esistenza.
E se riusciremo ad andarcene con una preghiera semplice e un grazie a Dio per tutto quello che è stato, scopriremo quel giorno in più che racconta la Vita andata altrove.
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