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Cercasi operatori di pace
Conflitti in Afghanistan, guerra civile in Myanmar, conflitto del Tigray in Etiopia, guerra russo-ucraina, crisi dello Yemen e potremmo andare avanti, superando abbondantemente la cinquantina di conflitti in atto nel mondo…
Ci accorgiamo della guerra nella misura delle informazioni che riceviamo e delle infinite parole di talk show che spesso, quasi sempre, diventano una guerra nella guerra.
Se in un tempo non troppo lontano chi chiedeva la pace dava vita a cortei, tende della pace, manifestazioni che chiedevano ripetutamente la fine delle ostilità, oggi, sembra essere più importante che vinca una parte oppure l’altra.
Il conflitto in Ucraina è per ovvi motivi quello che sentiamo più vicino e, a distanza di un anno, sembra che non ci sia altra soluzione se non quella di continuare a inviare armi, perché cessino le ostilità.
Non si prega più di tanto per la pace, non si spera in un possibile accordo e le voci che esprimono contenuti pacifici sono spesso silenziate a dovere.
La beatitudine degli operatori di pace si è persa con gli operatori in questa faida quotidiana dove una guerra può essere raccontata con la stessa profondità di un derby calcistico.
Siamo in una situazione che potrebbe dare vita a un conflitto che si espande e inizia a considerare l’impiego dell’atomica e non sentiamo ancora quanto sia urgente iniziare a lavorare perché si arrivi a una tregua.
Oggi, non riesco a prescindere dall’importanza di mettere in evidenza una beatitudine che non è certo secondaria.
Smarrito, incredulo, sbigottito, ma ancora profondamente convinto che la carta di questa beatitudine vada vissuta, sofferta e interpretata per questi giorni di smisurati deliri di onnipotenza.
E la guerra fuori è sempre il riscontro visibile di quel che ci accade dentro, dove odii, inimicizie e ostilità dicono quanto siamo lontani da questa pagina del Vangelo.
Chiedere pace tra i popoli è del tutto inutile se non iniziamo a risolvere i piccoli e grandi contrasti che creano confusione e isolamento nel cuore di noi stessi.
E so bene che il mio compito non è quello di reclutare militanti che combattano per la pace, ma di cercare con tutti i miei sforzi di attingere la pace da chi ce la offre in modo radicalmente differente da come fa il mondo. L’unico operatore di pace che posso chiamare in causa abita dentro di me e sa bene che c’è sempre un prezzo da pagare per ritrovare equilibrio e armonia.
Silenzio, meditazione e preghiera unite a un sereno confronto con chiunque desideri andare oltre sono alla portata di tutti gli uomini di buona volontà.
E mentre i più desiderano diventare sempre più grandi, i poveri in Spirito non smettono di considerare che Uno solo è grande, Uno solo è buono e Uno solo è vero.






 
 
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