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Ci sono sì che sono facili da dire. Si lasciano andare senza troppa convinzione per evitare qualsiasi conflitto ed esauriscono il loro impegno nel breve spazio di una sillaba.
Ci sono no che manifestano chiaramente l’assenza di una disponibilità, ma finiscono col diventare un tormento che non trova pace sino a quando la negazione fatta a voce non si traduce in un fatto compiuto che restituisce pace alla propria anima.
In un mondo in cui il valore di una parola è più importante del suo contenuto un sì gratifica chi lo riceve indipendentemente da quello che significa, ma con Dio le parole sono importanti quando sono vere e, oltre a dire si traducono in gesti concreti.
Il peccatore pubblico che abbandona la propria colpa ha accolto la Parola di Dio e ha saputo trasformare la propria negazione in una realtà positiva. Quel “no” si è agitato nella coscienza, ha lottato e combattuto, è diventato un sì liberatorio gradito a Dio.
L’apparenza di un sì è molto più pericolosa, soprattutto quando ci autoconvinciamo che l’immagine sia sufficiente e non debba corrispondere ad alcun contenuto.
Certo, riuscire a dire un sì convinto in prima battuta per andare immediatamente nella vigna sarebbe meglio e ci risparmierebbe non pochi motivi di sofferenza, ma a volte anche un no che si converte in un sì può essere utile e prezioso.
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