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Siamo così abituati ad accontentarci della nostra misera idea di giustizia che di fronte a chi davvero è Giusto, facciamo la punta alla matita per sottolineare tutto il nostro disappunto.
Vorremmo inquadrare nei nostri schemi l’azione di Dio, ma solo quando ci sentiamo gli operai della prima ora e osserviamo con una certa invidia la busta paga di quelli che sono arrivati dopo di noi.
L’idea di considerare che abbiamo ricevuto una paga generosa e che la cifra è quella concordata cede il passo al confronto con quello che è stato dato agli altri.
Non pensiamo neanche lontanamente al fatto che gli ultimi abbiano passato una giornata ad attendere una chiamata che sembrava non sarebbe mai arrivata. È più semplice considerarli fannulloni che hanno oziato volutamente che immaginarli nell’ansia e nella paura di dover tornare a casa nello sconforto di un giorno che li ha esclusi dalla possibilità di rincasare con un pane per i loro figli.
Dio sembra essere ingiusto, quando la sua generosità va oltre la nostra aritmetica, quando è Padre che dona senza allinearsi alla nostra bilancia, quando desidera il bene dei primi così come degli ultimi. La realtà è che se non riconosciamo l’altro come un fratello non riusciremo mai a capire come agisce la bontà che i figli unici non riescono proprio a capire.
Quando Dio è ingiusto e meno male che è tale, nessuno torna a casa affamato o disperato e dovremmo essere lieti per quel dono che va oltre il limite del nostro egoismo.
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