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Bussando alle porte di una parabola non ti viene richiesto un invito per accedere o di versare una quota per ottenere un biglietto. L’ingresso è libero, ma ti viene chiesto di lasciare fuori la triste abitudine di ripetere ad libitum quel mondo di pensieri compulsivi che generano confusione e smarrimento.
La fretta di distinguere nettamente il bene dal male non è di grande aiuto per chi realmente desidera comprendere: non tutto è quello che appare e, una buona parte dei nostri giudizi sono il frutto di uno sguardo che ignora un buon numero di preziosi dettagli.
Rinunciare ai panni del giudice e lasciare che il tempo manifesti la verità di un campo, ricordare che non abbiamo ricevuto il compito di mietere, è riconoscere il peso delle nostre imperfezioni e considerare che l’azione del maligno gioca spesso a carte con la nostra presunzione e solletica in ogni modo la nostra vanità.
Il seme di senape nasconde un Regno, ma i più non riusciranno a leggere il futuro di una pianta e non daranno alcun peso a una realtà che nel presente risulta del tutto insignificante. Un giorno quella pianta avrà numerosi ospiti, ma quanto è importante riuscire a immaginarla già oggi.
L’ingresso è libero per chi desidera capire e non rinuncia al desiderio di ascoltare, di comprendere e di entrare nel cuore di una parabola.
La zizzania vive il suo momento di gloria e sente il sapore della vittoria quando osserva chi si danna l’anima per estirparla.
La fiducia in Dio è nell’orecchio attento, in uno sguardo che non si ferma alla superficie e in un cuore che non si lascia corrompere e contaminare da quel delirio di onnipotenza che viene sempre dal maligno.
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