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Il loro sguardo è spento e il cuore è smarrito e insofferente per quella tristezza che suggerisce di allontanarsi dal peso di quei giorni così difficili da interpretare e da comprendere.
Quando ci sentiamo feriti, fuggire il più lontano possibile da tutto ciò che ci opprime, sembra essere una buona soluzione.
In un posto differente, con altre persone, con un paesaggio che regali nuove suggestioni forse è possibile tirare una riga sul passato e aprirsi al futuro…
Peccato che il viaggio continui a offrire pensieri e parole che ritornano puntualmente a ripercorrere le pagine della storia che vorremmo dimenticare.
Qualcuno si avvicina, ascolta i nostri discorsi e chiede le ragioni di quella tristezza che stiamo trascinando con noi…
Qualcuno sa bene che il primo passo è aiutare l’altro a liberarsi da quel peso, da quella storia che nelle nostre parole finisce sempre male.
Quando finalmente c’è un po’ di spazio in noi, allora sì che è possibile rispondere e aiutare l’altro a riconsiderare con più attenzione e precisione l’intera storia e aprire la mente e il cuore all’ipotesi di un altro finale.
Lo sguardo è già differente; dove riaffiora la fede si vede e s’intuisce quel di più che l’incredulità spegne.
Il desiderio di continuare ad ascoltare, la familiarità di quell’estraneo che ti ricorda l’entusiasmo perduto e quel bisogno di trattenerlo il più a lungo possibile.
E quando lo vedi con un pane in mano, quando spezza quel pane, tutto diventa incredibilmente chiaro e finalmente vedi quello che credi e credi a quello che vedi.
Si aprirono i loro occhi, si aprono anche i nostri e non c’è più bisogno di andare altrove, di allontanarsi e di scappare.
Tornare a casa e raccontare finalmente quell’ultima pagina che rivela il mistero della Vita che a occhi aperti si può ancora pronunciare.
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