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Non siamo sale utile soltanto a sciogliere la neve e non possiamo accontentarci di qualche led per provare a illuminare il senso dei nostri giorni.
La vita di chi ha scelto di sostituire Dio con la sequenza di un algoritmo e venera una scienza che obbedisce al desiderio dei mercati è un’autostrada che conduce alla creazione di un inferno luccicante su questa terra.
Ci vuole un certo coraggio per chiamarsi fuori da una modernità che rende insipido, fluido e debole un qualunque pensiero.
Ci vuole una fede più convinta per non lasciarsi travolgere dalle versioni di un vangelo minimo che si legge frettolosamente come un vecchio Bignami per affrontare gli esami che la vita ci riserva.
Oggi, l’ostilità nei confronti di Dio non è tanto un rifiuto esplicito quanto un tentativo di accomodamento volto a neutralizzare gli elementi della Parola di Dio che maggiormente infastidiscono questo mondo.
Scegliere di vivere illuminando di meno il proprio spirito è concedersi al materialismo di chi trova ormai normale rinunciare all’Eucaristia domenicale per avventurarsi in una gita fuori porta che conduce all’ultimo, imperdibile, centro commerciale.
Accontentarsi di un sale dietetico per nutrire l’anima è abbracciare il nichilismo di una vita con contenuti sempre più miseri e privi di un qualunque sapore.
Lontani da Dio siamo insipidi e spenti e il gusto della vita si risolve collezionando desideri usa e getta per mettere a tacere per qualche istante l’ansia e la paura.
Abbiamo ricevuto un sale che va conservato con una certa cura e una luce che da troppo tempo riposa nel cassetto di una coscienza anestetizzata a dovere.
Se siamo insipidi e spenti non è per colpa degli altri, della società o del mondo: riconoscerlo è già un primo passo che illumina i nostri passi e può restituire gusto alle nostre vite.
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