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La voce del debito altrui sembra sempre più forte e inestinguibile e il rosso di quelle cifre appare più acceso e incandescente del tenue vermiglio che ci è stato condonato. I debiti degli altri, soprattutto quelli che ci trovano nei panni di chi reclama il proprio credito, diventano una questione di giustizia che non si può discutere e ridimensionare in alcun modo.
La partita doppia delle nostre carte legge gli innumerevoli condoni ricevuti da Dio come se fossero atti dovuti e il debito del fratello come una situazione che non conosce deroghe possibili, sconti e men che meno, l’ipotesi di provare a tirare una riga sopra per andare oltre.
Chiedere misericordia per noi stessi e giustizia per gli altri è segno di una grettezza d’animo che rinuncia a comprendere sino in fondo la generosità sovrabbondante di Dio.
Quel “settanta volte sette” è un perdono che ci raggiunge ogni giorno, ma solo se tocca le corde del nostro animo e muove alla stessa compassione nei confronti di chi abbiamo accanto.
I debiti degli altri non sono differenti dal nostro e, recitare il Padre Nostro come se fossimo figli unici è non aver capito nulla del perdono che abbiamo appena ricevuto.
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