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Si chiama Lazzaro 
giovedì, 29 febbraio, 2024, 07:39


L'inferno è in un nome che non abbiamo saputo pronunciare, in una considerazione smisurata del nostro ego che ha scelto di non distinguere una persona da uno strumento e in una maledizione "fai da te" che ha chiuso gli occhi alla sofferenza di fronte a chi non aveva l'essenziale per poter vivere.
Nella dignità, ripetutamente calpestata, di un essere umano pronto a soddisfare le nostre esigenze, i nostri desideri e le nostre voglie...
Nelle parole che sono diventate solo un comando e un ordine...
Nella separazione che non ha mai voluto comprendere la sua aspirazione alla libertà, alla gioia e alla serenità...
E quel baratro che adesso ci separa da lui, mentre continuiamo a pensare di avere il diritto di esercitare un potere nei suoi confronti è una distanza che non può più essere colmata, un vuoto che solo l'empatia potrebbe riempire.
L'inferno è una possibilità concreta e reale, un luogo di isolamento che può essere abbandonato solo uscendo da noi stessi e riscoprendo in quel servo il volto e l'anima di un fratello.
Domani potrebbe essere tardi e chi è ritornato per scandire a chiare lettere il trionfo della Vita, ci suggerisce di pronunciare quel nome prima che sia davvero tardi.



Prima delle pietre 
mercoledì, 28 febbraio, 2024, 07:52


Prima dei sassi ci sono le parole e queste ultime sono precedute dai pensieri. Se il pensiero s'intorbidisce e si alimenta nella quotidiana insoddisfazione che genera violenza; le pietre iniziano a farsi spazio e promettono una rapida soluzione del problema.
Il folle inizia a scagliare il primo sasso che si ritrova tra le mani accogliendo il suggerimento di chi discretamente lo incita a compiere l'insano gesto.
Il vigliacco è più sofisticato e va cercando altri diversamente coraggiosi, per tessere la trama che conduce alla soppressione del nemico. Ci vuole una regia perfetta per sottrarsi all'ipotesi che si risvegli la giustizia. Ci vuole un piano che permetta di non lasciare tracce evidenti e ci vuole un capro espiatorio per indirizzare la colpa.
A volte le pietre sono solo l'ultima carta che rimane tra le mani.
A volte è sufficiente cercare un corridoio in cui nessuno possa sentire. Prima di lanciare un sasso può essere sufficiente un po' di fango, una bugia abbastanza sporca che insinui il dubbio, un finto testimone oculare che goda di una certa credibilità.
La gente comune può essere convinta generando un po' di confusione ripetendo sino allo sfinimento un paio d'illazioni cucite con l'abilità di un sarto provetto.
Una notizia non ha sempre bisogno di un fatto accertato, ma necessita di adeguati veicoli per essere diffusa un po' ovunque.
Dove falliscono le parole resteranno comunque le pietre e non è così difficile trovare chi sarà disposto a centrare il bersaglio.


Riflessi 
martedì, 27 febbraio, 2024, 07:45


Sono davvero io l'immagine allo specchio, l'ombra che compare sulla pozzanghera o quell'essere catturato in uno scatto?
Sono davvero io l'idea che ho di me stesso, l'opinione che gli altri si sono fatti di me o le poche righe che riassumono un mio stato d'animo?
Ero davvero io il bambino taciturno e apparentemente assente, il giovane esuberante che si allontanava dal timido e insicuro adolescente, l'adulto che si proteggeva dietro a un vestito adeguato?
Possiamo ritrarre un istante della nostra vita, simulare una sicurezza che non ci appartiene o portare alla luce una caratteristica che vogliamo evidenziare, ma quello che siamo davvero resta sempre un mistero che ci sfugge.
Le foto che abbiamo imprigionato nella mente o raccolto in un telefono con tanto di cronologia, sono solo una delle tante rappresentazioni che tentano di pronunciare il nostro nome, ma non sempre la voce è davvero la nostra.
Viviamo in un mondo che ci spinge continuamente a cercare fuori quello che abbiamo paura di scoprire dentro.
In solitudine, lontani da qualunque palcoscenico, nel deserto di un teatro vuoto, quando l'unica compagnia che resta è quella di Dio, iniziamo a comprendere qualcosa di più ed è sempre un buon punto per ricominciare.

Giudizio sospeso 
lunedì, 26 febbraio, 2024, 08:17


Ognuno di noi esibisce il proprio metro con un certo orgoglio. Siamo quasi sicuri che non ne esista uno più preciso e accurato e partendo da questo presupposto, la misura ottenuta dagli altri non può che essere sbagliata a meno che non sia in perfetta sintonia col risultato che abbiamo ottenuto.
Non c'è nulla di male se il giudizio di cui stiamo parlando è la valutazione di un compito, la linea di un fuorigioco millimetrico o la semplice critica a uno spettacolo a cui abbiamo appena assistito.
Quel metro diventa pericoloso e altamente impreciso quando la nostra valutazione pretende di santificare qualcuno e di mandare tra i dannati qualcun altro.
Lo strumento con cui vorremmo pesare l'anima del vicino di casa o valutare il grado di moralità di un nostro studente è altamente influenzato da criteri terra terra come la simpatia, l'appartenenza politica o la fede religiosa.
Vorremmo risolvere un'equazione ignorando le innumerevoli incognite e arrivare a una cifra per rassicurare la nostra bontà d'animo e ribadire che siamo sempre e solo noi dalla parte giusta della storia.
Sospendere il giudizio sulla singola persona e ammettere che in fondo non sappiamo più di tanto dell'altro e forse, meglio sarebbe tacere e rinunciare a un ruolo che non può essere nostro.
La nostra umanità ha urlato con grande convinzione che il Figlio di Dio meritava di finire i propri giorni su una croce e continua senza troppi problemi a decidere chi sarà il prossimo a meritarsi almeno una scheggia di quel legno.

La zona d'interesse 
sabato, 24 febbraio, 2024, 08:19


La zona d'interesse
Titolo originale: The Zone of Interest
Regia: Jonathan Glazer
Interpreti: Sandra Hüller, Christian Friedel, Max Beck, Stephanie Petrowitz, Lilli Falk, Wolfgang Lampl, Johann Karthaus, Luis Noah Witte, Nele Ahrensmeier, Anastazja Drobniak, Cecylia Pekala, Kalman Wilson, Medusa Knopf, Andrey Isaev, Martyna Poznanski, Zuzanna Kobiela, Benjamin Utzerath
Distribuzione: I Wonder Pictures
Durata: 105′
Origine: UK, Polonia, USA 2023

L'inzio e la fine coincidono in un fotogramma nero disturbante quanto la colonna sonora che celebra le dissonanze di una pellicola fastidiosa e irritante nel mettere in scena una storia che potrebbe tranquillamente ripetersi.
Il vero protagonista è un muro, neanche troppo alto, che divide la famiglia del comandante nazista dal campo di concentramento che dirige.
Non si vede che qualche traccia di quanto accade al di là del muro e sono poche le parole che descrivono con assenza di totale empatia, quella che sarà la sorte di chi abita il campo.
Nella casa si può vivere come se nulla stesse accadendo con grande sensibilità per i fiori o per gli animali. La vita scorre serena, i bambini giocano e un muro è più che sufficiente per mettere a tacere l'idea stessa di una coscienza.
Alcune immagini sono davvero raggelanti nel suggerirti quello che non ti hanno fatto vedere.
Esci dal cinema con l'urlo di una musica insopportabile e non vedi l'ora di ritrovare un po' di silenzio. E sapere che l'uomo può essere anche quello che non hai visto è davvero uno schiaffo violento.




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