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Lontani da casa 
domenica, 8 marzo, 2015, 17:16


Quando si è lontani da casa si è più disponibili.
Le persone non sono ancora prigioniere delle nostre categorie mentali, i luoghi vanno studiati con attenzione e le parole si pronunciano con maggiore cautela.
Quando si è lontani da casa tutto è degno di nota e il desiderio di scoprire muove la volontà nella direzione del possibile incontro.
Quando si è lontani da casa, l'esigenza di capire suggerisce un ascolto più profondo e uno sguardo più libero.
Una voce meno conosciuta pronuncia le stesse parole di un familiare, ma provoca un effetto differente e le cose che dice appaiono del tutto nuove.
Quando si è lontani da casa, ma anche quando una maggiore umiltà allontana il cuore dall'abitudine e dalla ripetitività.
Non è necessario essere neofiti per ascoltare il messaggio di Gesù con lo stupore e la meraviglia di chi si è appena avvicinato al Vangelo.
Non è necessario appartenere a una religione differente per mettere da parte quella fastidiosa saccenteria da primi della classe con la mano sempre alzata.
Perché anche oggi, far parte della comunità ecclesiale, aver ricevuto i Sacramenti e continuare a frequentare l'Eucaristia non deve distoglierci dalla volontà di continuare a crescere e di attualizzare la Parola di Dio.



L'affetto di un Padre 
venerdì, 6 marzo, 2015, 16:20


Un figlio fa la valigia e si allontana, il secondo resta a casa, ma il suo cuore è altrove.
Un figlio chiede quel che non sarebbe lecito domandare e l'altro si comporta come se fosse un servo.
Un figlio fallisce miseramente e non capisce più di tanto la follia dell'abbraccio al suo ritorno.
Un figlio sputa rancori come rospi e non prova un minimo di gioia per il ritorno del fratello.
L'affetto di un Padre continua ad attendere il ritorno di chi si è allontanato e di chi resta distante anche quando è vicino.
L'affetto del Padre resta immutato e non si scompone: la sua disponibilità per fare festa è a disposizione di tutti i suoi figli.
E quando i figli scopriranno il volto del Padre, allora prenderanno coscienza di quel che significa realmente essere fratelli.

Custodire 
giovedì, 5 marzo, 2015, 19:57


Qualcuno si considera proprietario e qualcun altro semplice possessore, ma la realtà è che siamo custodi e nulla di più.
Custodi del corpo e dello spirito che non abbiamo acquistato e delle relazioni che dovremmo coltivare con l'animo riconoscente di chi sa bene che tutto è dono.
Custodi del creato che non possiamo continuare a sfruttare senza pensare un attimo a chi verrà dopo.
Custodi della Chiesa che non possiamo chiudere a doppia mandata per timore che qualche sconosciuto possa entrare a rimettere in discussione la nostra coerenza.
Custodi dei giorni che abbiamo ricevuto e a cui non possiamo aggiungere una sola ora in più.
Custodi di una vigna che deve continuare a dare frutto e distribuire in maniera più equa il raccolto.
Custodi di un giardino che non può e non deve obbedire alle leggi di un mercato capace solo di accumulare in poche tasche l'abbondanza che Dio ha donato a tutti noi.

Il ricco senza nome 
mercoledì, 4 marzo, 2015, 16:58


Quando l'avere ingoia l'essere, quel che resta è solo un aggettivo qualificativo. La verità della persona si risolve in un lungo elenco di proprietà che non ricorda più neanche il proprio nome.
Quando gli altri sono solo strumenti per rispondere alle nostre esigenze, quel che resta è l'inferno di una solitudine sorda e vuota che continua a pronunciare Lazzaro come un ordine che nessuno potrà più eseguire.
Quando la materia estingue lo spirito, quel che resta è solo un insieme di oggetti inanimati come chi ha scelto di risolversi in ciò che possiede.
Perché se per gli altri sei solo un titolo onorifico, una posizione prestigiosa o Lazzaro continuerà a essere povero, ma porterà con sé la ricchezza del proprio nome e del suo essere.una persona facoltosa è un po' come se non esistessi.

Un posto in cielo... 
martedì, 3 marzo, 2015, 18:32


E quando senti parlare di sofferenza e dolore, quando ti senti del tutto inadeguato per affrontare questioni troppo grandi e difficili da capire, è del tutto umano cercare una via di fuga...
L'annuncio della Passione e della Morte di Gesù, ma anche quello della sua Risurrezione colgono del tutto impreparata la comunità dei discepoli.
Come spesso capita in queste circostanze, si finge di non aver sentito e si va oltre, si torna incredibilmente a terra.
Una madre chiede una raccomandazione per i figli e pensa opportuno doverli sistemare alla destra e alla sinistra di Gesù e gli altri discepoli mormorano nei corridoi, con ogni probabilità, perché avrebbero voluto fare la stessa richiesta.
E noi, non siamo certamente migliori: se non prestiamo attenzione alla voce dei nostri desideri e se non verifichiamo puntualmente le nostre aspirazioni, rischiamo di non ascoltare quelle parole che ci riconducono al servizio, alla responsabilità e al sacrificio.
Un posto in cielo è alla portata di tutti, ma se iniziamo a lottare per le poltrone rimaste libere, il posto che stiamo cercando è ancora drammaticamente terreno.


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