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Ti racconto la fine del mondo 
venerdì, 4 gennaio, 2013, 08:23


Ti racconto le fini del mondo; quelle annunciate con qualche anno d'anticipo e quelle che capitano improvvisamente. Alcune si possono intuire perché si esprimono con grandi boati, altre, sono silenziose come gas del tutto privi di odore.
Solo chi sopravvive può raccontare queste ripetute fini del mondo, ma non mancano gli indovini e i profeti di sventura che per esigenze di mestiere e necessità di pubblico, anticipano un certo numero di tragedie che, con ogni probabilità, non accadranno nè nel tempo, nè nella modalità suggerite dalle loro voci cavernose e dai loro volti corrugati.
La fine del mio mondo, almeno per quanto ne posso sapere io, potrà essere tra 10 minuti o tra 30 anni: non è poi così fondamentale avere una scritta sulla pelle con la propria data di scadenza.
Tra una fine del mondo e l'altra, dovremmo vivere con maggiore leggerezza e apprezzare meglio e di più il mistero dei nostri incalcolabili giorni.
Tra una fine del mondo e l'inizio di una nuova era dovremmo dare più voce al nostro affetto e imparare a relativizzare le proiezioni del nostro orgoglio. E di questo giorno che, potrebbe essere anche l'ultimo, sarebbe opportuno non smettere di respirare e sorridere mentre il tempo è ancora vivo e buono tra le mani.

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Tutto tornerà nella scatola... 
giovedì, 3 gennaio, 2013, 10:54


I 100 uomini più ricchi del mondo sono riusciti ad aumentare il loro capitale di non so quanti miliardi: complimenti!
Però, cari signori, prima o poi tornerà tutto nella scatola e quello che avete creduto vostro sarà dato in prestito a qualcun altro, anche la polvere del vostro corpo non farà eccezione.
Tutta la vostra ricchezza non è vostra come pensate e non sarebbe male ricordarlo, perché andarsene da questa terra senza aver provato reale empatia per i vostri simili, è davvero la peggiore tra le forme di povertà.
(Liberamente tratto da Zeitgeist)

Gli altri io... 
giovedì, 3 gennaio, 2013, 08:20


C'è un Fabio che non è mai andato a scuola e un Fabio che non è mai nato.
C'è un Fabio buddista, un altro che costruiva le piramidi e uno che ha lasciato le penne durante la seconda guerra mondiale.
C'è un Fabio che non ha paura di volare e ha scelto di diventare pilota, mentre un altro con la benda all'occhio faceva il pirata in giro per i mari.
C'è un Fabio che veniva sfruttato e coltivava la terra per un padrone da cui non si è mai riscattato e un essere cinico che commerciava con gli ori e gli argenti di chi cadeva in disgrazia.
C'è un Fabio che spende la propria pensione in una slot machine e un altro che fa strani gesti per vendere o acquistare.
Gli innumerevoli altri io sono piccole particelle di una stessa umanità: posso credere che siano realmente separati dalla mia vita perché hanno un nome differente o abitano lontano da qui, ma se perdo la connessione con loro, la perdo anche con me stesso e se, alla fine del viaggio non avrò appreso che cosa sia la compassione, allora, sarò altro da quello che avrei dovuto e potuto essere.

Il coraggio di sognare 
mercoledì, 2 gennaio, 2013, 08:16


E' sempre un piacere ritornare alla vita di tutti i giorni e lasciarsi dietro questo sabato annuale del villaggio con le sue miccette ormai spente e la consapevolezza, che tutto è abbastanza uguale agli ieri dell'anno andato.
I sogni, quelli veri, appartengono alla quotidianità della vita, alle fatiche dei giorni comuni, ai tempi lunghi che devono prima o poi incorrere nella delusione e nello smarrimento per pesare il valore effettivo delle proprie motivazioni. Ci vuole determinazione, grinta, entusiasmo, ma anche la volontà di non voltarsi indietro per paura di perdere qualcosa o qualcuno lungo il proprio percorso.
Non esiste un sogno che non abbia un prezzo da pagare ed è bene considerare attentamente le proprie priorità prima di avventurarsi in quel terreno scosceso che mescola ragione, emozioni, sentimenti, calcoli e tutto il resto.
Il coraggio di sognare è un gioco incredibilmente impegnativo e comporta un buon numero di conseguenze: quando l'idea stessa di cambiamento fa paura, allora, è bene non sporgersi troppo dal finestrino e mantenere il sogno a distanza di sicurezza.
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Natale in saldo... 
martedì, 1 gennaio, 2013, 12:21


Natale in saldo...
Natale da prendi due messe e valgono tre...
Natale da Santo Stefano che più nessuno considera...
Natale primo dell'anno e il precetto di dormire e riposare...
Natale e anche l'Avvento, in fondo, chi se lo ricorda più...
Natale e non mi parlare di ritiro spirituale...
Natale, la novena è troppo lunga...
Natale e la messa della notte o poco di più...
Natale che non è Natale se non si può più consumare...
Natale e ti viene una gran voglia di cambiare strada, di ritrovare il senso delle domande che non ci facciamo più e di rimotivare una fede che si accontenta un po' troppo di quel che passa il convento.
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