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Leggero come un aquilone 
sabato, 25 ottobre, 2014, 11:08


Vola sempre più alto
leggero come un aquilone
con le ossa un po' rotte
e un orizzonte più limpido.
Non è più quel brivido
ma un saggio bambino
un bacio sulla guancia
una pastiglia sul comodino.
Lo avresti mai detto?
quel tempo che si fa storia
e lascia orme visibili
per ritornare sempre a casa.
Dieci lustri o cinque decine
un giorno dopo l'altro...
ieri le tinte forti e accese
oggi il tepore del pastello.
Vola sempre più alto
dopo la passione, l'affetto
le parole che si aggiungono
il silenzio che tutto comprende.
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Un treno per dove  
martedì, 21 ottobre, 2014, 11:08


Un treno per dove capita o un treno per tornare a casa...
Un treno per allontanare l'eco delle troppe voci che confondono e destabilizzano...
Un treno con uno scompartimento vuto e un finestrino abbassato...
Un treno senza aria condizionata e un raggio di sole disteso sul sedile di fronte...
Un treno che fischia la banalità di una canzone che ripete un ritornello rassicurante...
Un treno per dire quiete alla lunga coda delle assurde richieste di una vita sempre più decentrata dalle situazioni realmente importanti...
Un treno per evitare di dover spiegare qualsiasi cosa a chiunque te lo chieda...
Un treno che attraversa le campagne e mostra rapide istantanee di un quotidiano che non sia solo l'attesa di quel che viene dopo...
Un treno che non abbia bisogno di raggiungere l'Australia per farti sentire dall'altra parte del mondo...
Un treno in cui comporre e ricomporre un minuto che ci trovi presenti in ogni suo singolo istante...
Un treno perché domani abbia davvero un senso...
Un treno che non rimugini il passato e i suoi infiniti equivoci...
Un treno da prendere ogni giorno, perché il pendolare che abbandona la familiarità con sé stesso, possa rientrare dove il respiro si scioglie liberandosi dai moti dell'ansia e dall'inquietudine...
Un treno per parlare con i propri amici immaginari senza essere condotti tra le mura bianche di un manicomio...
Un treno per conversare con la propria coscienza e per chiamare in causa anche Dio...
Un treno che viaggi dalla mente al cuore e ascolti con la stessa intensità le ragioni e i sentimenti...
Un treno per dove capita o per raggiungere nuovamente sé stessi.

Le mani alzate 
lunedì, 20 ottobre, 2014, 16:29


Si esulta sino a morire...
In una domenica qualunque, giocando con un pallone, segnando la rete del pareggio, si esulta e si muore.
In un paese come l'India, ma poteva capitare ovunque...
Anni ventuno e una giravolta nel cielo per imitare il vecchio campione tedesco: è tanto strano che da un lato qualcuno cerchi di essere originale e dall'altro si conceda all'imitazione.
Un violino a bordo campo, una danza nei pressi della bandierina, un mitra spianato, un cuore tra le dita o le mani alzate del tempo che fu.
E' bello e giusto esultare, ma distendere le mani verso il cielo è più che sufficiente e non sei certo più bravo perché esegui un salto mortale.
Qualcuno sorride perché riesce a trovare divertente la scena di un ragazzo che muore per una sciocca capriola eseguita male.
Il grande spettacolo è ormai parola più che azione e non saprei dire se davvero è ancora sport quel mare di creste che corrono con scarpette di due colori e infiammano il circo, di chi ha bisogno di un nemico e non di un avversario, per sentirsi vivo.
La moviola in campo ci avrebbe permesso di rivedere la morte di un ragazzo e magari di condividerla su facebook.
La moviola nel mondo del pensiero, forse, ci aiuterebbe a ridimensionare lo spettacolo e a mettere a nudo la pochezza delle sue presunte esigenze.

Lo stesso sogno 
mercoledì, 15 ottobre, 2014, 09:36


E' un sogno di tuo padre, un'aspettativa di tua madre, un desiderio di una vecchia maestra o l'aspirazione mai del tutto risolta di uno dei tanti altri che hanno accompagnato la tua crescita e formazione.
E' un sogno che si ripete sino ad assumere i colori di un incubo, una prigione della mente che muta la cravatta in un guinzaglio e ti trascina lungo uno stretto corridoio, un percorso obbligato.
Ti sei innamorato spontaneamente e hai davvero scelto quel titolo di studio?
Ti piace davvero quel quadro e stai leggendo un libro per cui provi un reale interesse?
La musica che ascolti produce una minima vibrazione interiore o è solo una canzone che ripete un ritornello rassicurante?
Stai mangiando una mela perché allontana il medico o perché ne apprezzi il gusto acidulo e zuccherino?
Di chi è quel sogno che si ripete e obbedisce a una formula precisa per risolvere l'equazione della vita?
L'incognita, quella dannata e attraente incognita che oltre le tue colonne d'Ercole avrebbe potuto scrivere tutto un altro viaggio, è un'opzione che si ripete ogni giorno, il canto di una sirena che solo vecchi e bambini possono ascoltare.
1 commento ( 5041 visite )

Fuori dal mucchio 
martedì, 14 ottobre, 2014, 08:17


Non amo parlare con chi sente il bisogno di twittare quel che ci siamo detti e detesto cordialmente chi scatta fotografie in un centro commerciale per depositare immagini nel giardino artificiale dei "mi piace".
Se intendi taggarmi, stai a distanza di sicurezza, perchè potrei anche morderti senza un'apparente ragione.
Tra un "copia e incolla" e l'altro, un celebre aforisma di Camus è diventato prima di Ungaretti e poi di Ciro Esposito, mentre una "bufala" sui nomadi è diventata stanziale tra le news di un blogger d'assalto che non ha nome e cognome.
Non riesco ad addentarmi le chiappe da solo e non parteciperò alle selezioni del prossimo talent che riproduce la vecchia "Corrida" come se fosse chissà quale novità.
Scusami se sono maleducato e sto spegnendo il telefonino mentre mi appresto a pranzare o prima di entrare al cinema.
Sarò anche tagliato fuori dalla lista dei preti locali, ma non intendo scaricare whatsapp per sentirmi tecnologico e al passo coi tempi.
Non ho più paura di restare fuori dal mucchio.
Non ho più tempo da perdere con chi simula la realtà e coltiva pomodori virtuali sullo schermo di un tablet.
Leggo un vecchio libro di carta e se ha pagine sbiadite, se appare logoro perché è consumato da troppe mani, tanto meglio.


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