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Linda 
mercoledì, 14 novembre, 2012, 09:52


Sarebbe tempo di alzare le vele e di provare ad attraversare l'oceano del silenzio o il mare della tranquillità, ma questo mondo resta immobile e si ritorce su sé stesso continuando a pronunciare materia e, ancora, materia.
Lo Spirito è altrove e non viaggia troppo volentieri in compagnia di menti commercianti e cuori commercialisti che rallentano qualunque tentativo di mettere in ordine e di fare pulizia nei meandri di una qualunque coscienza.
Non si possono raccontare storie di angeli a chi attende l'ultima apparizione dei titoli di borsa sul proprio telefonino.
Non puoi descrivere la connessione profonda che ti lega a un albero a chi sta votando via sms, per salvare un concorrente dal rischio eliminazione che incombe sulla casa del grande fratello e dei suoi derivati.
Puoi forse parlare di Dio con chi moltiplica il numero di preghiere senza aver mai creato quel vuoto interiore che è la premessa per fare spazio all'assoluto?
Sarebbe tempo di rimettere in discussione un certo numero di verità che frequentano il mattone e ignorano del tutto la persona e, non riuscendo a fare questo sforzo in compagnia di una comunità, penso sia comunque giusto provare a farlo anche da soli. Tutti hanno il diritto di crescere e di non accontentarsi di questa fede che fa saltare in padella quattro preghiere ormai svuotate da qualsiasi incontro con Dio.
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Ti dico grazie 
giovedì, 8 novembre, 2012, 08:14


Ti dico grazie, quel grazie che non è bene trattenere e non è cosa buona dare per scontato.
Ti dico grazie, quel grazie che è una fatica pronunciare e per un certo numero di esseri umani è più segno di cortesia che di gratitudine.
Ti dico grazie, quel grazie che non conoscono quelli che raccontano di essersi fatti da soli e dicono di non avere debiti con nessuno.
Ti dico grazie, quel grazie che gli alberi esprimono con la forza delle loro radici e gli uccelli tracciano con le traiettorie del loro volo.
Ti dico grazie, quel grazie a cui rinunci per dare voce al lamento o per urlare la tua dose quotidiana di rabbia e delusione.
Ti dico grazie, quel grazie che spero sappia stupirti e ti aiuti a considerare la miseria di una giornata trascorsa senza saper riconoscere un motivo qualunque per provare a dire il tuo grazie.

Il potere di ogni grazie 
mercoledì, 7 novembre, 2012, 16:43


E mentre stai pronunciando un grazie qualunque, il mondo sta gia cambiando e tu non sei più quello di pochi secondi fa.
L'orizzonte depone il velo e mostra al tuo sguardo quello che credevi irrangiungibile e fuori dalla portata dell'occhio umano, perché la gratitudine è potente e creativa e rivela la presenza dell'immagine che hai dimenticato.
Ogni singolo grazie arricchisce il mondo di colori inaspettati e non è solo un modo di dire: prova a lasciar scorrere nelle tue vene la gioia di quello che hai provato e sei stato e, potrai accorgerti delle meraviglie e dei miracoli a cui sei passato accanto un milione di volte in modo del tutto inconsapevole.
Il potere di ogni grazie è una preghiera che smette di essere domanda perché tutto è già tuo e di ogni uomo capace di far risuonare il mistero della presenza e dell'affetto di chi illumina, sostiene e dà origine a ogni cosa.
Puoi farne esperienza di primo mattino, nel pomeriggio della tua esistenza o a tarda sera; non ha importanza quando e come raggiungerai quell'attimo di quiete pura e consapevole, quello che davvero conta è sapere che dove la pretesa fallisce miseramente, la gratitudine è la scuola, il maestro e l'allievo che vibrano di un accordo vincente.



Qui e là... 
martedì, 6 novembre, 2012, 10:51


A volte lasci qualche piccola traccia sul mio cuscino e quando mi sveglio, sento un profumo lontano o un'immagine nitida e ben definita di un luogo che abbiamo visitato insieme nel cuore della notte.
E' strano sapere di essere stato qui, mentre la coscienza era altrove e giocava con l'apparenza di un corpo che si prendeva gioco delle più elementari leggi della fisica.
Volare da un luogo all'altro, attraversare un muro o una parete, respirare nello spazio più profondo, comunicare senza aver bisogno di pronunciare nessuna parola, muovere oggetti con il proprio desiderio, esprimere sentimenti puri e senza ombre: vai a spiegarlo a chiunque altro quel che capita in un sogno lucido.
Ti ho preso in braccio ed eri una bambina, sapevo benissimo che dovevi andare e capivo perfettamente che non avrebbe avuto senso trattenerti.
"Tutto è più semplice", continuo a ricordare quelle parole che si imprimevano nel cuore con dolcezza e serenità. Tutto è più semplice, ma io sono ancora nel luogo dove tutto è complicato, dove ogni cosa ha bisogno d'essere spiegata, dove anche l'affermazione più sincera trova dubbio, perplessità e diffidenza.
Tutto è più semplice, ma la prossima volta che ti fai vedere dimmi s'è vero che tutto si perdona e infine, anche tu, lo hai perdonato.
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Ingarbugliati 
sabato, 3 novembre, 2012, 16:57


Non siamo al bar in compagnia di quattro amici pronti a perdonare una battuta infelice o una caduta di tono.
Non siamo tra le mura domestiche dove la familiarità può permettersi di dire quello che, altrove, una qualsiasi persona eviterebbe di ripetere.
Siamo in rete e non c'è rete di protezione: quello ch'è è scritto, è scritto e rimane e, se a volte uno pseudonimo può garantire l'anonimato, in molte più occasioni restano un nome e un cognome e sarebbe opportuno cercare di agire di conseguenza.
Pensare prima di scrivere sarebbe opportuno, ma quante persone rispondono di pancia, di puro istinto e non considerano il peso di una parola che resta comunque scritta.
Non è neanche una questione di cultura, di posizione sociale, di rilevanza pubblica; perché sono davvero persone di ogni genere a rischiare il linciaggio mediatico per una parola di troppo che risulta offensiva per questa o quella categoria e, subito dopo, vai a spiegare che non era quello che intendevi affermare.
Siamo ingarbugliati nella rete delle nostre stesse parole che perdono la capacità di discernere tra pubblico e privato e generano confusione e caos di ogni genere.
Twitta questo, commenta su facebook quest'altro e la velocità delle parole è superiore a quella del pensiero e talvolta va a sbattere e non ha più tempo d'inchiodare.
C'è bisogno di un freno e quel freno è dentro di noi: basterebbe rileggersi cinque minuti dopo e, probabilmente, l'effetto non sarebbe più quello della prima stesura.
Bisognerebbe imparare a distinguere tra le diverse possibilità che la rete offre per esprimere i propri contenuti e invece, tutto viene messo sullo stesso piano e l'assenza di limiti di velocità pone problemi non indifferenti alle rotonde telematiche e agli incroci virtuali.
Senza regole non si va da nessuna parte e se è sufficiente la prontezza nell'insultare il politico di turno o la persona che ha un'altra opinione per sentirsi liberi, la libertà priva di contenuti è sciocca e spesso, anche ridicola.
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