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Quello che non capisco... 
venerdì, 13 gennaio, 2012, 11:05


Ha ancora senso restare?
Sono sempre più convinto di aver fatto il mio tempo tra queste mura mai diventate casa e questi corridoi che soffiano parole pronunciate a mezza strada tra l'accusa e il suggerimento.
Hanno senso i sacrifici che non si vedono e che qualcuno impugna come un'arma alimentando pettegolezzi e dicerie?
Più ti avvicini al Vangelo e più costituisci un problema, perché la libertà di pensiero e di movimento che Gesù si è concesso, anche a distanza di millenni, trova sempre una corrente farisaica che sceglie la forma a scapito del suo contenuto.
Dovrei essere a mio agio nel beato mondo delle gelosie, delle invidie e delle discordie?
Dovrei credere alle pretestuose motivazioni di chi avvelena l'aria per il bene di tutti?
Quello che davvero non capisco è questo continuo tirare in ballo Dio per giustificare un mondo di bassezze del tutto umane.
Per oggi mi fermo qui, ma verrà un tempo per parole più chiare e dirette.
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Un treno per domani 
martedì, 10 gennaio, 2012, 09:59


Ci vuol coraggio per presentarsi ogni giorno alla stazione, per passeggiare tra un binario e l'altro e restare in attesa di un treno che non arriva mai.
Ti prepari ogni giorno, fai una doccia, a volte ti radi e ti avvii velocemente per ritornare dove sei stato il giorno precedente e dove sarai quello successivo.
A volte ti abbatti e sei giù di corda, in altri casi, continui a ripeterti che forse arriverà domani.
Provi a sorridere e ti chiedi dove sia l'errore; sarà nella tabella dei tuoi arrivi? Sarà la stazione ad essere sbagliata? Saranno gli altri o sei semplicemente tu e quell'ostinazione nel credere in quel miracolo che avrebbe bisogno di più fede di quanto non sappiano sopportare le tue spalle?
Ci vorrebbe più compassione e più silenzio, ci vorrebbe la pace che si astiene dal giudizio e quella leggerezza che non smette di sognare e riesce a non cercare rifugio in superficie.
Qualcuno attende insieme a te, altri si sono stancati da tempo e umanamente posso anche capire che non siano pochi quelli che si sono arresi.
Come ogni giorno, ho scelto di non disertare il mio appuntamento e coltivo un po' di speranza nel mio giardino neanche troppo segreto.
Un treno per domani dovrà pur arrivare e, forse, l'unico compito che ho ricevuto è di allevare e far crescere la pazienza tra il bambino di ieri e l'adulto di oggi. Chissà che insieme al vecchio non arrivi pure il saggio...
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Il pozzo dei desideri 
lunedì, 9 gennaio, 2012, 16:34


Non lo dice mai nessuno, ma il pozzo dei desideri conduce dritto dritto alla fogna.
Lo stato si fa allibratore e da tempo offre il sogno di una vita nei panni del turista o la magica sestina di numeri che cambierà la vita per sempre: non ha pudore né dignita nel raccontare storie in cui la vittoria, non ha niente a che vedere con la scelta di un lavoro onesto.
Si vince scegliendo accuratamente le proprie amicizie e concedendo le proprie grazie quando il bacio di un principe, aspetta solo le nostre labbra per trasformare una panettiera in un consigliere regionale o un idraulico in un deputato.
Si vince sempre quando ad aiutarti è un commercialista illusionista che fa scomparire un capitale ed è pronto a farlo riapparire dove lo stato latita e non si permette di mettere le mani nel portafoglio dei propri contribuenti.
Si vince tutto e, se non ti resta altra scelta che la lotteria nazionale, risparmia almeno i soldi per due metri di corda e un pezzo di sapone.
Lo stato, sempre più feudo, sempre meno comunità civile, ti raccomanda la legalità per la tua prima volta che sostituisce l'amore con la tua prima puntata sul derby che verrà.
Non lo dicono i nostri parlamentari, ma il pozzo dei desideri conduce dritto dritto dove l'odore dei soldi si mescola con quello delle feci.
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Dall'altra parte... 
martedì, 3 gennaio, 2012, 10:25


Come si sta dall'altra parte?
Ti sei mai chiesto che tempo fa oltre il confine?
Non immagini neanche quanto sia profonda la sofferenza di chi ricorda bene quanto è accaduto, di chi riceve in eredità parole e gesti che pesano come un macigno sulla vita quotidiana.
Non puoi certo avere un'idea di che cosa significhi affrontare le piccole banalità di ogni giorno, quando sei preoccupato di quel che può accadere a una persona a cui vuoi bene e che riesce a farsi male con le proprie mani.
A volte è un bicchiere o una pasticca, a volte è polvere chimica e, per chi osserva dal punto di vista della sobrietà, non resta che una tristezza muta, un nodo alla gola, un vuoto allo stomaco e, quando si è fortunati, qualche lacrima.
Chiudi la porta di casa e ti abbandoni sul divano con l'unico desiderio di respirare in modo profondo e di ripetere a te stesso che non conosci ancora la fine di una storia, che non hai nessun diritto di giudicare e che devi ritrovare in tempi brevi un attimo di quiete.
C'è un tempo in cui sei ricco di parole che esprimono il senso del sacrificio e, c'è un tempo in cui non hai più nessuna voglia di dare voce a quanto appartiene più alla vita che al mondo delle idee.
Dall'altra parte, non ti resta che una preghiera, un angelo custode e la voglia di ripetere a te stesso che non hai nessuna intenzione di lasciar perdere e di arrenderti.
Apri le finestre al giorno successivo e provi a dire grazie, accarezzi un gatto, bevi un caffé e ne trattieni in bocca l'aroma...
Continui a credere che tutta questa tristezza, alla fine del viaggio, non sarà stata inutile.
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Dammi un sogno in più 
venerdì, 30 dicembre, 2011, 08:25


Non desidero il frastuono di una notte, la bocca impastata e lo stomaco pesante.
Non amo più di tanto i trenini che non vanno da nessuna parte e lo spreco di colore di coriandoli e stelle filanti che domani saranno solo spazzatura.
Non mi piace l'odore della polvere da sparo e non attenderò la mezzanotte con due botti di gioia artificiale in mano.
Vorrei limitare il numero di telefonate e di messaggi che sovraccaricano le linee di auguri impersonali e di buoni propositi che il mattino del due gennaio non avranno più alcun valore.
Dammi un sogno in più, soltanto un sogno, la fatica e la volontà di realizzarlo e il tempo necessario per cambiare una delle tante zone d'ombra della mia vita.
Dammi un sogno di più e le parole per poterlo condividere con le persone che amo.
Dammi un sogno in più, la semplicità di due dita di vino e un amico che abbia ancora il coraggio di sognare insieme a me.
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