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La vita che corre 
giovedì, 8 marzo, 2012, 08:23


La vita che corre e non cammina più, la vita con lo sguardo basso sempre più asfalto e sempre meno cielo.
La vita che ti alzi al mattino ed è già tardi, la vita acqua che scorre e forse pulisce, ma non purifica e non rigenera; è acqua su un corpo disattento e incosciente.
La vita e giù un caffé, forse domani farai colazione, adesso c'è un portafoglio da inserire in una tasca, le chiavi da ritrovare e una camera da arieggiare.
La vita che sceglie il vestito per l'occasione, perde peso per esigenze di costume e trucca il viso per obbedire al copione.
La vita che passa mentre tu sei altrove, quella ch'è trascorsa e adesso rimpiangi, quella che verrà domani e stai temendo oggi.
La vita e il cartellino da timbrare, le tue dodici ore di lavoro mentre il tuo vicino è in cassa integrazione, il tuo frigorifero che scoppia di merce scaduta e tu che sogni di poterne acquistare uno più grande, con il bottone per il ghiaccio e l'acqua minerale.
La vita che non ti fermi mai, depositi figli come un corriere con i suoi pacchetti, butti parole veloci sulla pioggia o sul sole, raggiungi in macchina la tua ora di palestra e fai saltare due penne congelate che in cinque minuti si trasformeranno in una cena.
La vita senza un minuto di silenzio e quando c'è è perché morto qualcuno e in quel minuto ti ricordi che devi passare in tintoria e speriamo che la macchia sul pantalone se ne sia andata.
La vita che deve sempre rimandare le cose più importanti, troppo impegnata a vivere se stessa per cercare un minimo di senso o di ragione.
La vita che prima o poi sei morto anche tu e tutto quello che scorre in quell'istante è solo un grafico con numeri e lettere, uno scontrino con le tue cifre, un arco di tempo tra il sogno di un bambino e l'ultima sigaretta che ti sei dimenticato di fumare.

Mino 
venerdì, 9 marzo, 2012, 16:04
Maratea, Basilicata, Regno delle Due Sicilie.
Scusate il riferimento nostalgico, che non vuole assolutamente essere una critica all'operato dell'Eroe dei due mondi che ha fatto la sciocchezza di unire l'Italia.
Ma quassù, in cima al monte più alto dove la gigantesca statua del Cristo domina un paesaggio ora deserto ma presto pieno di turisti ricorda a chi ammira l'incommensurabile panorama l'immensità del Creato e quanto lo si debba lodare e ringraziare per tutto questo, nella solitudine del silenzio rotto solo dal sibilo del forte vento, penso alla vita del povero impiegato comunale che hai saggiamente descritto nel post.
Ma la vita vera non è quella frenetica, consumistica, à la page per dirla alla francese.
La vita vera è trovare il tempo per rallegrarsi di fronte ad un albero fiorito che ci fa capire che come tutti gli anni è arrivata la primavera (che prima o poi arriverà anche da voi), è osservare l'immensità del mare che dal finestrino dell'ufficiomobile parcheggiato in cima alla montagna si perde verso l'orizzonte.
La vita vera la si trova qui al sud, dove gli indigeni vivono con quello che hanno a disposizione (e non è poco), senza cercare le pennette congelate che lascio volentieri sulla tavola di chi non trova il tempo per cucinare.
E perdono il povero Garibaldi: non sapeva quello che faceva.
Buon pomeriggio a tutti.


Rué 
venerdì, 9 marzo, 2012, 22:29
Beh, non saprei dire se Garibaldi ha sbagliato sogno, o se sia il sogno di chi ci teneva a mantenere il sud come una colonia ad essere svanito...
Comunque la si pensi - caro Mino - la primavera è una cosa davvero bella e grazie al cielo arriva ovunque, ora più ora meno, e anche qui si sono viste delle belle giornate che per chi ha un pò di sangue nelle vene, sono bastate per accendere fantasie e riscoprire realtà!
Sono dell'opinione poi che la "vita vera" sia di chi la sà cogliere, e non certo di un luogo piuttosto che un altro: sud-nord, campagna-città, paese-metropoli, ecc...
Sicuramente alcune situazioni possono essere un valido suggerimento, ma se mi fermassi ai fatti - senza approfondire - direi che se nel meridione hanno davvero un'opportunità in più (????) non l'hanno saputa cogliere per niente, visto che nei fatti vivono molto peggio che al nord e accettano addirittura di trasferirsi nel "lontano" nord pur di poter lavorare e avere una vita accettabile...
Normalmente mi ritrovo a fare questi discorsi al contrario, ma il tuo accento continuo sulla preminenza del sud mi infastidisce e soprattutto lo trovo irreale: di bellezze della natura non hai idea di quante ne posso ammirare tutti i giorni qui, poi se uno non esce mai dalla città allora...e anche il quel caso....
La vita che ha descritto Dieffe non la immagino come quella di un impiegato statale, ma come quella di chi vive per le cose e usa il suo lavoro per comperare e ottenere altre cose; credo che anche qui non ci sia una categoria favorita, ma una predisposizione alla superficialità e una logica della punta del proprio naso che non prova nemmeno ad inoltrarsi in "altrui" territori e pensieri.
Se penso che teoricamente dovrei appartenere ad una di quelle "categorie" di sognatori puri per eccellenza, ed invece mi ritrovo tutti i giorni ad incontrarmi e a scontrarmi con persone che hanno fatto della loro arte un salvadanaio e più lo riempiono più si svuotano di quello che la natura aveva loro regalato: la diversità.
Più cercano consenso numerico e si preoccupano di piacere a tutti e più diventano come una lavatrice a gettoni, capace di accumulare un sacco di gettoni d'oro in cambio di un "servizio pubblico" che diventa un'abitudine e nulla a più a che vedere con l'unicità che contraddistingueva la loro arte: hanno confuso uno stato dell'anima con un lavoro e si sono persi.
Che cos'è infatti più importante, guadagnare tutto l'oro della terra e perdere sè stessi, o tracciare un nuovo solco aderente alla propria anima, anche se fossero in 3 ad accorgersi di te?
Ho trovato persone che sanno vivere con l'intelligenza del cuore tra bancari, impiegati, tranvieri e operai così come tra artisti e imprenditori; ed altrettanto persone distratte da sè stesse e dalla vita in ogni ambito; anzi semmai tante volte il fatto di fare un lavoro comune ti mette al riparo dal crederti un creativo e supporre che la tua vita sia meno noiosa e più variegata di quella degli altri: il più delle volte non si tratta di saper "cogliere la vita", ma di collezionare partner e incontri importanti.
C'è molta gente spenta e noiosa nel mondo che frequento, collezionista di monete e tesori tutti terrestri, ed infatti non lo chiamo il mio mondo.
C'è n'è un altro che frequento a cui cerco di appartenere: quello della gente vera, semplice ed autentica, che non replica sè stessa ma la vita: capace di emozionarsi per una brezza come per un vagabondo senza denti che forse è ubriaco, ma ha il cuore negli occhi e una storia da leggere nella mano che stende; capace di emozionarsi per una veduta tra mare e colline che ricorda Dio, come per la malattia di chi può godersi soltanto il panorama che riesce ad intravedere dal letto che lo costringe; capace di riflettere sulle opportunità che ti offre un lavoro e una situazione così come sulle cose di cui ti priva.
Cerco la libertà e non è detto che la trovi, ma la cerco in mezzo ai vivi, oltre che ammirare la vita nei suoi splendidi panorami e primizie che la natura consente...
Ad alcuni!

Cometa 
lunedì, 12 marzo, 2012, 09:12
panchina al sole, alberi e prati intorno, voci ovattate, 100 pagine di un bel libro che cercavo di leggere da un anno.....
Ieri ho smesso di correre per qualche ora!

:UP:

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