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Egoland 
mercoledì, 30 marzo, 2011, 10:47


Io, io, io e ancora io, sempre io, per sempre io e perdonatemi l'assenza di falsa modestia, ma non è colpa mia se non cade foglia che io non voglia.
La rappresentazione del mio ego è un vero sballo, una celebrazione neuronale che beatifica l'immagine e non riesce a rendere ragione di questa immensa bellezza interiore, etica, morale, psicologica, spirituale che viaggia di pari passo con un corpo perfettamente adeguato a qualunque situazione e circostanza.
Io mi amo e mi fido ciecamente di me stesso, bacio il riflesso allo specchio e mi ascolto perché quant'è bello sentirmi e risentirmi perennemente al centro.
Io faccio questo e quello, io ballo e io canto, io parlo e io progetto, io realizzo e io mi applaudo, io infinitamente io...
Io sono lo spettacolo e io il pubblico pagante, io l'inizio e, sempre io, la fine.
Gli altri? Un passatempo divertente in alcuni casi; molto più spesso, un inutile e fastidioso spreco di tempo che mi sottrae a me stesso.

hermione 
mercoledì, 30 marzo, 2011, 12:57
gli altri: per affermare il mio Io...altrimenti a chi mi mostrerei e farei bello?

brutta cosa l'egocentrismo e difficile anche non esserlo, a volte credo capiti a tutti di caderci dentro

:BACIO:

ALTRO 
mercoledì, 30 marzo, 2011, 15:03
E' difficile non cadere nella tentazione di mettere se stessi al centro di ogni cosa.

D'altra parte viviamo la nostra vita in mezzo agli altri, ma principalmente dialoghiamo con noi stessi costantemente.

A volte penso che sia anche una forma di reazione. Mi spiego: spesso l'attenzione che chiediamo dicendo "io" e mettendo noi stessi al centro della scena o di un discorso è dovuta al fatto di non sentirci abbastanza ascoltati, capiti...in definitiva amati.

Certo è brutto quando incontri una persona che non ti ascolta e:
- se dici che hai qualche problema, lui/lei ne ha di più e ti parla dei suoi;
- se dici che la salute in questo periodo è così così, ti racconta tutto delle sue analisi del sangue e dei suoi acciacchi, veri o immaginari;
- se gli racconti un viaggio, ti parla dei suoi, di viaggi;
- etc. etc.

Se ci penso bene bene, le persone a cui ho voluto e voglio più bene sono quell che mi hanno ascoltato e mi ascoltano, con l'interesse di chi vuole strati a sentire anche solo per condividere con te un'emozione, senza necessariamente doverti per forza aiutare.


Che bello essere una di quelle persone che ti chiede "Come va?" e poi si ferma per ascoltare la tua risposta, senza andare via di fretta o guardandosi intorno distrattamente mentre gli stai rispondendo.

Ciao a tutti!:BACIO:

cioccoSte 
mercoledì, 30 marzo, 2011, 20:01
Che bello esserlo, o che bello trovarle quelle persone?

Direi che il giusto sarebbe entrambe le cose... Salta subito all'occhio che in una normale giornata, di persone così se ne trovano sempre meno. Ma quanto salta all'occhio, al nostro occhio, che anche noi lo siamo sempre meno?

Ogni tanto do una mano in un'associazione di volontariato. Dopo i primi tempi però mi sono accorta che, essendoci un mucchio di cose da fare, tutte urgenti, tutte nel più breve tempo possibile, per poter essere d'aiuto al maggior numero di persone, non si ha il tempo di stare ad ascoltare, né gli altri volontari né le persone che chiedono aiuto. Non fino in fondo, ma che dico fino in fondo, nemmeno fino a metà, nemmeno fino a un terzo.
Per natura, sono sempre stata più ascoltatrice che parlatrice, e questa cosa di dover tagliare corto per mancanza di tempo, per non togliere tempo ad altro o ad altri proprio quando noti che chi hai davanti ha bisogno prima di tutto di essere ascoltato, ecco questa cosa mi svuota dentro. E' vero che non si può dar corda a tutti se non non si finisce più, ma mi sembra che stia accadendo l'esatto opposto!
Sul serio, non è di cose materiali che la gente ha più bisogno, anche se questo è di solito ciò che in un primo momento spinge i bisognosi ad avvicinarsi alla Caritas, nelle sue varie associazioni.

E anche chi aiuta, ogni tanto ha bisogno di scaricarsi un po' di angoscia di dosso, o quantomeno di condividerla con altri che, in teoria, hanno all'incirca le tue stesse vedute. Ma no, non si può, chi si ferma è perduto, e poi... sembra quasi che ascoltando, ci sia la paura di restare troppo coinvolto, della serie ne ho già abbastanza dei miei guai senza dover farmi peso anche dei tuoi.

Questo ogni tanto (spesso ultimamente) mi manda in crisi. Non so, forse ho raggiunto il mio momentaneo livello di saturazione. E dire che moltissimi volontari dedicano ai bisognosi ben più tempo di quanto ne dedico io... Fatto sta che mi sono ritrovata ad "adottare" un solo caso, trascurando completamente tutti gli altri. Non a tempo pieno, assolutamente, ma ogni tanto vado da questa persona, questa ormai mia amica, le porto una borsa di generi alimentari e la ascolto prendendo un caffè con lei. Semplicemente. Il resto non riesco più a farlo, non con la modalità che è richiesta là.

Sapete cosa mi ha detto oggi, in tono un po' triste? "Ma se non fosse per portarmi la borsa, non verresti mai a trovarmi?"...

...Non è della borsa che hanno davvero bisogno.

ALTRO 
mercoledì, 30 marzo, 2011, 20:13
Belle osservazioni le tue, che fanno riflettere.

Quando ho letto la tua ultima frase, ho pensato: cavolo, una volta c'era qualcuno che mi telefonava solo per dirmi: Ciao, come va? Avevo voglia di fare due chiacchiere...

Non mi ricordo di aver ricevuto una telefonata così da una vita.

Ma forse, anzi probabilmente, è anche colpa mia, che per primo di telefonate così non ne faccio più, anche se a volte ne avrei voglia (qualche amico che da tempo non vedi, qualche conoscente di vecchia data), ma poi, per un motivo o per l'altro, a volte anche per pigrizia, abbandono l'idea.

C'è tanta solitutidine, che può essere intesa anche come chiusura nell'ambito del proprio nucleo familiare, magari anche numeroso, ma pur sempre ambito ristretto, senza quel contatto, quello scambio di idee con il prossimo che ti arricchisce.

Forse sto sprecando dietro ad una scrivania un pezzo della mia vita...a volte lo penso.

Buona serata a tutti!:BACIO:

merfe 
mercoledì, 30 marzo, 2011, 23:30
io, io, io...
mi è venuto in mente un vecchio passatempo che non so se ancora oggi i ragazzi utilizzano, lo YO-YO...
Se notate la corsa dello yo-yo è sempre la stessa, può essere lunga o corta ma gli scudi dello yo-yo rimangono strettamente attaccati a quel filo che li fa tornare indietro sempre perennemente dalla stessa strada fedeli sempre e solo a se stessi
:BACIO:

Rué 
giovedì, 31 marzo, 2011, 00:04
Correre dietro al mio dono e far finta che ne sono l'inventore, soltanto perchè lo posseggo, o meglio ne sono il garante!
Saltare come un diavolo per uscire dal guscio che non mi permette di essere abbastanza visibile e notato e applaudito, quando bastano gli occhi di un bambino a riempire il mio cuore e ci vorrebbe uno specchio per vederci sorridere insieme e sapermi atteso e importante...
L'infelicità altrui ci fà sentire dotati perchè pensiamo di essere nati migliori o più fortunati, ma se pensiamo per un istante di indossare le sue cellule,...altrui diventa panico e inspiegabilmente solo un'ingiustizia...
Siamo "io" e "noi" per sempre, e quando proviamo a diventare soltanto "io" diventiamo degli infelici che si lamentano perchè i propri privilegi non sono sufficienti alla felicità che speravamo; e quando proviamo a diventare soltanto "noi" (quando?) diventiamo inspiegabilmente anche molto più "io" ed esce fuori la nostra vera personalità e la nostra individualità diventa profonda ed autentica.
Come mai c'è bisogno di dare per essere?
Penso che quando si dona si impara: a gioire, a soffrire, a riconoscere, a stimare, ad apprezzare e queste esperienze aiutano a crescere e favoriscono il pensare e a far emergere il proprio "io" come uno strumento musicale in un orchestra, che partecipa e non prevale ma ha la sua unica ed irripetibile voce.
Voce che tanto più viene fuori quando si suona, si canta; se ci si affida ad una console di effetti, subito si apprezzerà l'efficacia della tecnologia, ma ben presto ci si allontanerà dall'energia vitale che scatena l'unicità di uno strumento di legno e colla: lo "io" nel "noi", e si spenderanno tutte le forze per spingersi sempre più in là nella ricerca mutilata di un'ulteriore che ci doni il tutto: la felicità, e difatto ci si allontanerà sempre più dall'origine, e si aumenterà la propria dipendenza dal bisogno di sentirsi per apparire.
Quando gli altri non ci "sentono", difficile, molto difficile che impariamo a "sentirci".
Abbandoniamo gli addobbi inutili e la ricerca continua di una miglioria illusoria (quando è soltanto la sfida a chi spara più in là) che in realtà ci peggiora soltanto, per abbracciare le due persone che amiamo di più: la prima singolare e la prima plurale!

Mino 
giovedì, 31 marzo, 2011, 00:40
Molti anni fa mi fu fissato un appuntamento di lavoro con un concessionario Fiat della provincia: SOROS di Gioia del Colle.
Ne posso parlare, in barba alla legge sulla privacy perchè oramai è passato a miglior vita, sia lui che l'azienda.
Parcheggiai la mia uno diesel di ennesima mano nel piazzale e fui ricevuto guardato dall'alto in basso.
Nel compilare il contratto, chiesi ingenuamente se SOROS di scrivesse con i puntini fra le lettere o meno, e la sua risposta fu eloquente: S.O.R.O.S.: Siciliani Oreste, Ripeto Oreste Siciliani.
Faceva parte della categoria di imitatori dei potenti dell'epoca che giravano mostrando il Rolex sopra il polsino della camicia.
E ne potrei citare diversi, fra gli industriali della regione, che anzichè utilizzare la mia modesta penna biro firmavano il contratto utilizzando la stilografica d'oro parcheggiata nel taschino della loro giacca.
Nel libro delle mie memorie che uscirà postumo spero fra molti anni, potrete leggere questi ed altri aneddoti della vita di un rappresentante di commercio.
Lamentele di ogni genere sul costo della vita, sugli acciacchi, sui problemi familiari, sui figli che anzichè lavorare frequentano costose università senza dare esami, sulle mogli che non badano a spese, sulle tasse, sulla burocrazia e sulla politica nelle sue infinite sfaccettature.
Pochissime parole sulla religione e sulla carità verso il prossimo.
Nessuna considerazione verso il sottoscritto che rischia la vita in macchina.
Fortunatamente qualche piccola soddisfazione: venerdì mattina si parte per Lisbona.
Dura ma rilassante riunione di lavoro.
Rientro previsto per lunedì sera.
Buona notte a tutti.

ALTRO 
giovedì, 31 marzo, 2011, 10:38
Ciao Mino!

Scusate la parentesi, e scusate se sembra proprio che cada nel caso dell'egocentrico che facevo ieri, ma voglio dire due cose a Mino su Lisbona, che sgorgano dal cuore:

Sono stato a Lisbona ai primi di gennaio 2007, e mi è rimasta così profondamente attaccata al cuore che ogni volta che ci ripenso mi vengono le lacrime agli occhi.

E' un posto magico, dal clima mite, il cielo di un blu che lo staresti a guardare fisso per ore, e la gente, mite come il clima di quella regione, silenziosa e operosa, un po' schiva ma sempre garbata e disponibile.

Se hai qualche ora di tempo, non perderti una visita a Sintra (c'è una specie di treno che fa ininterrottamente il giro turistico dei dintorni di Lisbona) e una puntata a Cabo da Roca, scogliera che stabilisce il punto più occidentale del continente europeo, dove troverai una lapide con scritto "Aqui, dove a terra se acaba e o mar comença (Camoes)", e dove sembra di essere fuori dal mondo, quasi a contatto con Dio.

E poi il fado...oh, il fado, quella musica struggente e dolce che ti riempie il cuore di dolcezza, di cui riporto un esempio della grande Amalia Rodrigues.

http://www.youtube.com/watch?v=jMKQFXn9WiM

Vedrai, tornerai diverso da quel viaggio!

Ciao a te e a tutti!:BACIO:



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