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Una famiglia aperta a tutti
Nell’incontro del Gruppo Famiglia della parrocchia di Santa Caterina, domenica 25 febbraio, una quindicina di famiglie si sono confrontate sulle problematiche relative al fenomeno dell’immigrazione-integrazione degli stranieri nella nostra città. Dopo un breve momento di preghiera comunitaria Don Fabio ha introdotto l’argomento. Beppe Amico attraverso un excursus storico dei fenomeni di immigrazione che hanno caratterizzato la nostra società, ha fornito i dati delle presenze straniere sul territorio di Asti, proponendoci un’ipotesi di atteggiamento quale itinerario per la crescita parrocchiale.

Sono emerse riflessioni importanti: rimanere chiusi nel proprio gruppo è rassicurante perché l’estraneo incute paura in ciascuno di noi. L’ “altro” potrebbe essere per noi fonte di pericolo, questo timore nasce dall’ignoranza (non conoscenza). Ne è emerso che la metodologia per iniziare ad affrontare queste problematica può essere sintetizzata in:
- ASCOLTO
- OSSERVAZIONE/CONOSCENZA
- DISCERNIMENTO
Per la discussione ci siamo divisi in due gruppi ed abbiamo analizzato la proposta alla luce dell’esperienze individuali.
Inizialmente ci siamo soffermati sulla “fragilità” che potrebbe caratterizzare la seconda generazione di immigrati, in quanto chi è giunto attualmente, è probabilmente un soggetto determinato con motivazioni che lo hanno reso particolarmente forte di fronte alle difficoltà di integrazioni. I loro figli si troveranno a scontrarsi tra due realtà profondamente diverse: quella della famiglia di origine e la società in cui vivono, in quanto spesso gli immigrati di oggi hanno creato dei veri e propri ghetti dove continuare la loro esperienza culturale.
Anche per i cittadini italiani è difficile affrontare questa realtà in quanto il condizionamento degli eventi negativi che propongono i media è forte, tanto da creare stupore ogni qualvolta ci si trova di fronte a immigrati che compiono azioni di valore civile.
Si sente affermare che gli stranieri sottraggono posti di lavoro, dimenticando che spesso svolgono attività che gli italiani avrebbero scartato.
Rapportarsi con gli stranieri è talvolta difficile per diversità di mentalità, usi e costumi, pertanto è molto importante la fase della conoscenza. E’ urgente confrontarsi con i loro stili di vita, la loro filosofia e la loro religione.
La diversità di religione è ulteriore motivo di divergenze e spesso viene strumentalizzata per sottolineare le differenze culturali.
Infine, la paura di perdere la propria identità culturale, impedisce di creare le condizioni di un’accoglienza vista come arricchimento della nostra società.

Liliana P.



 
 
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