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Siamo di nuovo pronti a consumare un Natale o almeno, così sembrerebbe.
Le domeniche si aprono e si chiudono tra un supermercato e una "vasca" nelle vie illuminate a festa in cui cerchiamo di tutto, salvo ciò di cui avremmo realmente bisogno.
La scelta di un luogo in cui concedersi il tradizionale veglione di fine anno, la lista dei regali da acquistare in serie nel circuito dei desideri "usa e getta", le offerte di carte telefoniche con un numero infinito di messaggi da scrivere con la stessa fantasia della lista di una spesa...
Qualche passo più in là, ma neanche troppo, c'è il problema di chi a fatica pagherà l'affitto o la bolletta della luce.
Mangiamo, beviamo, ci sposiamo, andiamo a lavorare (quando c'è la fortuna di un lavoro) e moltiplichiamo le nostre esigenze materiali senza una ragione ben precisa.
E' tutto di una banalità sconvolgente, ma sembra che sia impossibile sottrarsi a questo traffico di tensioni irrisolte che non si ferma a nessun incrocio.
Sono stanco di bugie, anche quando si raccontano a colori e con l'ausilio di uno schermo ultrapiatto.
Un'altro orizzonte è possibile, è alla nostra portata e soprattutto, può rispondere a quelli che sono i bisogni reali della nostra esistenza.
Un orizzonte in cui il tempo è ancora un dono che ha il coraggio di cercare il proprio significato e può essere "speso" per incontrare Dio e il fratello.
Un orizzonte in cui l'accoglienza, l'ospitalità e la misericordia si mettano in cammino, dalla liturgia sino alla vita, cercando il volto e i gesti di un Natale che restituisca fiducia e speranza alle nostre fatiche su questa terra.
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