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Costruiamo basi spaziali sulla Luna o su Marte,
cloniamo pecore e rinunciamo alla nostra intelligenza per prestarla a un missile.
Asfaltiamo foreste, costruiamo supermercati nel deserto e monitoriamo l'attività dei sudditi con il semplice uso di una sim telefonica.
Gli ingredienti dei regni che realizziamo sono semplici: un paio di etti di logica, qualche chilogrammo di cinismo, un quintale di logica del possesso e il regno è servito. Quando non riusciamo ad essere re o presidenti, ci accontentiamo di una qualunque posizione di prestigio e anche per chi non ha grande risorse e possibilità, è sufficiente un sottoposto per esercitare quell'attitudine al dominio che tanto detestiamo negli altri, quanto apprezziamo in noi stessi.
E' così inattuale pensare a un Regno in cui il re è il primo tra quelli che servono o una Repubblica in cui la classe politica riesce a distinguersi da qualcosa di differente dei privilegi di cui gode.
E tuttavia, qualcuno ancora crede e sogna un Regno differente e cerca un rapporto con il potere in termini di responsabilità e servizio.
Per quanto possa sembrare assurdo, questi ultimi, il Regno lo hanno già trovato e continuare a cercarlo nella semplicità della propria esistenza, è già abitarlo.
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