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Pastore è un titolo che un tempo veniva utilizzato per parlare del re, di qualcuno che ha il compito di condurre e guidare il proprio popolo. Gesù, sceglie questa immagine per parlare di sé stesso e contrappone la sua figura a quella dei briganti che hanno come unico obiettivo quello di portare via le pecore dal gregge e di capitalizzare il più possibile sulla loro pelle.
Il pastore presentato dall’evangelista Giovanni nel testo originale è bello, ma chiaramente non è da intendersi in termini estetici.
Quante volte per sottolineare la bontà di qualcuno ci siamo ritrovati a dire: “È una bella persona”.
Il bel pastore è tale, perché è un esempio, un modello, qualcuno da cui possiamo solo imparare.
Gesù è l’originale ed è bene diffidare dalle brutte copie che si allontanano sempre più dal prototipo del Pastore.
Gesù è dunque il buon pastore e le pecore possono conoscere la sua voce nella misura in cui ascoltano e cercano di mettere in pratica la sua parola.
Gesù è anche la porta che permette alle pecore di trovale il pascolo di cui necessitano e di sfuggire ai ladri che sono sempre in agguato e faranno sempre di tutto per confondere il gregge e indurlo in errore.
Passare attraverso di Lui è realizzare lo scopo della nostra vita, è trovare quello di cui abbiamo realmente bisogno, perché Gesù è il Pastore vero, quello che non inganna e può condurre tutti noi dove la salvezza non è un miraggio o un’illusione, ma Vita che si concede in tutta la sua abbondanza.
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