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Lazzaro ha finito di respirare e a Betania, l’aria di morte si diffonde fredda in quella casa dell’amicizia che piange l’assenza di un familiare, così come può capitare a chiunque tra noi.
Lazzaro è morto per tutti; per le sorelle, per gli amici, per quanti piangono, per quelli che restano in silenzio e per chi non riesce a farsene una ragione.
Il maestro è qui e piange anche lui, si commuove e si lascia raggiungere dal dolore di Marta e Maria: c’è tutta l’umana empatia, ma non è disperazione.
Gesù sa bene che presto tornerà a chiamarlo per nome e quel corpo immobile, dopo quel lungo silenzio, tornerà a essere voce.
La Gloria di Dio si manifesterà e regalerà un segno per la fede di chi già crede e per quella di chi adesso ironizza con un certo scetticismo e profonda rassegnazione.
Lazzaro dove sei?
Dove abiti quando a noi comuni mortali non è più dato vederti?
Dove sono finiti i tuoi giorni, mentre il nostro tempo guadagna altri secondi e il tuo ha finito di scorrere?
E quando tornerai tra noi, sarà comunque ancora vita a tempo determinato…
Eppure, quel respiro ritrovato è un indizio preciso per comprendere meglio il valore di questi giorni che ci preparano alla Pasqua del Signore, per riaffermare quel desiderio di vita che talvolta ci porta a comunicare con chi apparentemente non è più tra noi.
Presto, molto presto, Qualcuno riabbraccerà la Vita e chiuderà definitivamente la partita con la morte.
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