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Leggere e rileggere non so quante volte questo testo e avere l’impressione che ti sfugga sempre qualcosa, che il mistero del Natale del Signore, del Verbo che si è fatto carne, continui a essere inesauribile sul piano della comprensione umana.
Se quella Parola non avesse scelto d’indossare la nostra carne come potrei credere ancora a qualsiasi altra parola?
Continuo a meditare nel segreto della mia coscienza e avverto che il mio nome, quello di ogni singolo uomo di questa terra è stato pronunciato da una Parola che è da sempre e riverbera nell’animo la memoria di un affetto che ha creduto e voluto che fossimo vita.
Se noi non occupiamo che un piccolo arco di giorni della storia, il Figlio è da sempre, è partecipe del grande gioco della creazione.
Questi giorni in cui cerchiamo di essere “casa per Dio” sono anche la consapevolezza che sino a quando non ritorneremo a Dio non riusciremo mai a sentirci veramente a casa.
In principio, ma anche alla fine dei limiti del tempo e dello spazio, c’è una Parola che guarisce, redime e salva tutti noi offrendoci l’opportunità di essere in comunione profonda con un Dio che ha scelto di farsi uomo.
Tenerlo a mente, ritornare umilmente a lui è Grazia che accompagna le nostre vite e quanto è bello poterlo cantare ancora una volta…
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