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I primi discepoli sono raggiunti da Gesù mentre sono alle prese con il loro lavoro e rispondono immediatamente all’appello di Gesù scegliendo di seguirlo.
Non siamo più abituati a decidere in tempi brevi, al limite ci aspettiamo che siano gli altri a rispondere immediatamente, a ordinare oggi per ricevere domani, a pretendere che “prima di subito” ci sia recapitata una risposta.
Quando “il tempo si fa breve” e tocca il quadrante del nostro orologio le cose, improvvisamente, cambiano e prendiamo coscienza di quanto sia difficile lasciarci andare e seguire i passi della nostra intuizione.
Se poi la questione è di ordine spirituale, pensiamo e ripensiamo giungendo spesso alla conclusione che domani sarà certamente più opportuno di oggi.
La conversione può sempre attendere, va ponderata accuratamente, si perde nell’orizzonte d’infiniti calcoli e talvolta viene posticipata sino a quando la vita non è più sicura e garantita come potevamo illuderci che fosse.
Dio può sempre attendere sino alla prossima domenica e il suo perdono può aspettare tempi migliori.
Poi, leggi la storia di una manciata di pescatori che prendono l’occasione al volo e che leggono in quella chiamata l’ipotesi del senso che cercavano per le loro vite.
Il nostro nome è ripetutamente pronunciato da un Dio che ci sorprende lì dove siamo in questo momento e quanto è importante il coraggio di abbandonare quello che ci sta assorbendo e consumando per andare incontro al desiderio di una vita che non metta in lista d’attesa la gioia della conversione.
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