mercoledì, 17 febbraio, 2010, 08:20
Antonellina Clerici e il suo coniglietto Tippy non sono entrati a casa mia: ho scelto Milan-Manchester e, nonostante la sconfitta, non mi pento.
Questa sera leggerò un libro ed eviterò di "fare penitenza" ascoltando Povia o Pupo, perchè saltare un pasto può sollevare lo spirito mentre guardare Sanremo è puro masochismo e non voglio farmi del male.
Rinuncio volentieri alle polpette e non faccio eccezione per il "polpettone canoro" che celebra i suoi 60 anni e spero vada presto in pensione.
Tra qualche giorno andrò a ripescare su YouTube Malika Ayane e quella manciata di canzoni che mi possono interessare.
Buona giornata a tutti.
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martedì, 16 febbraio, 2010, 08:18
Dicono che siano distanti i titoli di coda e che presto, potremo navigare più di un secolo per trovare un senso al nostro nome.
La realtà afferma comunque un tempo contato e, una misura imprecisata per questa nostra rappresaentazione.
E' facile dimenticare un eskimo, le clarcks ai piedi, il un moncler o il barracuda, un paio di pantaloni di velluto a coste larghe, i jeans a zampa d'elefante e tutti gli altri costumi con cui va puntualmente in scena la gioventù d'ogni tempo.
L'adulto sorride, deride, irride; pensa di non aver mai indossato una divisa e ricorda un'età dell'oro in cui la giovane età andava d'accordo con la coerenza, il rifiuto dell'omologazione e l'affermazione sicura delle proprie idee.
Vorrei davvero credere che l'esibizione è un limite che appartiene alla nuda adolescenza, ma basta osservare un qualunque format televisivo, un talk show tra i tanti in circolazione, per assistere a un circo trasversale in cui nani e ballerine sono d'ogni stagione. Si indossano le parole, ci si veste con le espressioni del viso e, anche la gamma dei toni di una voce può diventare tessuto con cui abbigliarsi.
La sindrome del gratuito applauso accompagna questa nostra esibizione, è presente nel giorno del battesimo e saluta spesso anche la nostra uscita dalla scena: non è che l'orizzonte sia così maturo come vorremmo disegnarlo, spesso è solo una linea grossolana che separa la terra dal cielo. Come nei disegni di un bambino che inventa una zona bianca, una terra di nessuno che separa il mondo delle stelle dagli abissi marini, così è l'identità di un sogno che non conosce ancora appieno il proprio colore.
Per alcuni, il martedi è sempre grasso e ogni occasione è buona per celebrare il carnevale e a lungo andare, anche una maschera diventa pelle.
Non è semplice per nessuno il compito di apprendere se stessi e quel poco che impariamo di quel che siamo, più che dal giudizio, viene dalla comprensione.
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lunedì, 15 febbraio, 2010, 08:24
Qualche anno fa mi sono ritrovato in una Zurigo invasa dall'esercito Maranza, in occasione della "Streetparade". Può sembrare strano che in Svizzera, tanto più nel centro storico della "fredda" Zurigo, possa andare in scena un rave-party, ma è proprio così e quel che non sapevo, è che quel raduno è uno dei più conosciuti in Europa.
Se con gli Emo, ho una lontana parentela e affinità per quel che resta in loro del mondo dark, con i Truzzi, lo confesso, non ho proprio nessuna affinità. La loro musica non riesco proprio ad ascoltarla e, riconosco il mio pregiudizio, ma Tekno e House non sono presenti tra i titoli della mia collezione di cd.
Ho più domande che risposte nel ripensare al mondo Truzzo:
-i tamarri (prendono il nome dai venditori di datteri) sono la stessa cosa dei Truzzi?
-perché i Truzzi passano le ore a videoregistrare i passi della Tecktonik e perché sono quasi sempre soli di fronte alla telecamera?
-esistono un pensiero e delle idee che contraddistinguono gli amanti di questo genere?
-come mai circolano con i finestrini abbassati e l'autoradio a palla anche d'inverno?
Un po' scherzo, un po' vorrei davvero capire qualcosa di più e, allora, tenuto presente che non mancano i giovani che estraggono il telefonino e fanno uso dell'altoparlante esterno per diffondere tekno e dintorni, mi piacerebbe che fossero proprio loro a prendere la parola.
Questo spazio è vostro e non fatevi alcun problema nell'esprimere quel che pensate; ricorrete pure a un nick che protegga la vostra identità e datevi da fare...scommetto che oltre a dimenar le gambe, sapete anche giocare e comunicare con le parole. Vi aspetto numerosi!
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domenica, 14 febbraio, 2010, 08:14
Nell'uno scopro il molteplice e nella pluralità c'è sempre una parte di quel che sono.
Quel che indosso come maschera è sogno, a volte solo miraggio; è un costume che prevale un istante e gioca a indossare l'umanità di un orizzonte che osservo di tanto in tanto, da qualche parte nel cuore.
Volto le pagine di un altro carnevale e mi incuriosisco nel ripensare alle tante pelli che mi hanno avvolto e alle mute abbandonate sull'asfalto senza, tuttavia, aver mai smarrito me stesso.
Non ho ancora appreso la tonalità che più mi rassomiglia e allora, provo a rimescolare i colori e a tingere il mio volto di uno scherzo che poi, troppo scherzo non è.
Io siamo noi e noi sono sempre io, o forse mi sbaglio e tutto è uno sberleffo tra quello che sono e quel sarei stato se non fossi me stesso.
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sabato, 13 febbraio, 2010, 08:21
Sabato leggero leggero, come una nuvoletta che risparmia anche gli impiegati e dove ti aspetti la pioggia, compaiono vecchi caratteri in stampatello tracciati con la china.
Sabato come il giorno del mercato e una vecchia bancarella verde che vendeva libri a metà prezzo e in una rastrelliera imprigionava i miei primi fumetti rigorosamente usati. Superman si chiamava Nembo Kid e faceva la sua comparsa negli "Albi del Falco" editi da Mondadori, mentre Capitan Miki e Blek Macigno vivevano avventure interminabili: quanto detestavo quel "continua" che chiudeva l'ultima pagina.
L'uomo mascherato e Mandrake col fido Lothar, ma anche il "Corriere dei piccoli" con la famiglia De Guai e Valentina mela Verde e, quando non avevo più nulla da leggere, riuscivo ad accontentarmi dei fumetti di guerra come Raf e Supereroica.
Non era ancora suonata l'ora dei videogiochi o delle carte dei giochi di ruolo e, i cartoni animati giapponesi, erano ancora distanti a venire.
Topolino costava 120 lirette ed era già insopportabile in quella perfezione che lo conduceva a risolvere qualsiasi enigma, mentre il povero Paperino, in quelle stesse pagine, subiva le angherie di Paperone, la fortuna di Gastone e le follie di Paperoga.
Tex non era più una striscia e Mr Bonelli coltivava l'avventura con personaggi come Zagor, Il piccolo Ranger e Il comandante Mark; quest'ultimo sembrava copiato quasi per intero dal già citato Blek.
Si spostava sulle liane il buon vecchio Tarzan e Maschera Nera di Luciano Secchi, in arte Bunker, era un sorta di supereroe del vecchio west.
Leggevo di tutto e navigavo in isole fantastiche, mi rifugiavo in camera mia e ripercorrevo le gesta dei miei eroi affidando a mio fratello il ruolo del cattivo o, quando faceva resistenza, quello del gregario.
I miei fratelli più grandi leggevano Linus o Mafalda: io ero un po' troppo piccolo per riuscire a capirli, ma ci provavo comunque.
Una domenica con un fumetto ancora da leggere diventava una superfesta e ancora oggi, almeno in certi periodi, mi piace concedermi il piccolo lusso di un albo a colori.
Poteri andare avanti per ore e ripercorrere l'intera storia del fumetto, ma metto un punto e lascio a voi il compito di continuare a ricordare.
Buona giornata a tutti.
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