domenica, 31 gennaio, 2010, 10:33
Sono qui a scrivere e a utilizzare un mezzo di comunicazione che solo qualche decennio fa, neanche avrei potuto immaginare. Penso a mia madre, a sua sorella emigrata in America, a tutte le parole che non hanno potuto dirsi, al fatto che oggi, potrebbero sentirsi e vedersi quotidianamente come io faccio col mio amico Simone che vive a S.Louis in Missouri e, senza questo mezzo, chissà, forse ci saremmo già persi di vista.
Sono qui, con un bicchiere d'acqua appena prelevato da un distributore che mi permette di fare a meno della plastica delle bottiglie.
Sono qui, con una cuffia che riproduce un disco che non sento il bisogno di masterizzare e posso diminuire, almeno in parte, il mio quantitativo di spazzatura.
Sono qui e leggo un giornale o una rivista che non ho bisogno di conservare in copia cartacea e penso agli alberi che forse, domani potremo smettere di abbattere inutilmente.
Sono qui e penso che gli zainetti pesantissimi degli scolari, potranno alleggerirsi e quintali di carta non finiranno al macero dopo pochi anni.
Sono qui e sfoglio le fotografie che voglio conservare e posso evitare lo spreco del colore e degli inchiostri che una fotografia mossa o sbagliata non meritano.
Sono qui e so benissimo che in milioni di altri casi, il progresso coincide con lo spreco, lo sfruttamento e il consumo fine a se stesso.
Sono qui e penso che abbiamo l'opportunità di scegliere la tecnologia che migliora la vita dell'uomo e di rifiutarla nel momento in cui è inutile e dannosa.
Sono qui e credo che tra un errore e l'altro, qualcosa di buono e di utile venga anche dal domani: prima di negarmi al futuro preferisco cercare di capire da che parte sta andando.
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sabato, 30 gennaio, 2010, 09:35
Tutto scorre e la velocità non è più quella del fiume, ma di una metropolitana nell'ora di punta.
Tutto scorre e cambia sempre più velocemente; la novità di oggi sarà dimenticata in soffitta nell'arco di pochi mesi.
Tutto scorre, anche i sentimenti volano veloci e riducono la sensazione dell'eternità a una manciata di settimane o di mesi.
Si può essere stabili quando tutto muta e cambia pelle con la rapidità che neanche riesci a immaginare?
Quale stabilità è ancora possibile per i nostri giorni?
Si può fare la guerra al cambiamento e cercare di fermare se stessi o inseguire il tempo, con lo stress di chi avverte di non essere in sincronia con i propri attimi.
Personalmente, vorrei imparare a scorrere meglio, apprendere che anche quando non me ne accorgo, sto cambiando anch'io e non è detto che sia un male.
Cambia il mio corpo, si modificano i sentimenti, le convinzioni hanno bisogno di nuove ragioni e quel che talvolta ho considerato stabilità e fermezza, è paura di crescere e di maturare.
Forse, considerando le stagioni, l'età del bambino ch'è già adulto, la ruota che mai smette di girare, è più opportuno, accettare il limite apparente di una vita, che in ogni suo attimo è aperta a qualsiasi possibilità.
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venerdì, 29 gennaio, 2010, 09:41
Suono la carica
non indosso la divisa
non scelgo la suoneria
non partecipo all'estrazione...
Ho nostalgia di me stesso
del bambino che giocava con le formiche
del giovane con la tuta di raso rossa
dei perchè che più non so chiedere
della vita che non ho raccontato
per paura di quell'indice puntato
per non infastidire la norma comune
per aver creduto miraggio un sogno.
Sono solo l'ombra di me stesso
un fantoccio pienamente integrato
un accessorio per l'arredamento
una coda infinita al supermercato.
Oggi so bene chi dovrei essere:
ho visto un uomo alla porta
ho interpretato le sue rughe
la libertà di rendere conto a Dio
e, parlino pure in continuazione
quelli che si negano allo specchio
e riflettono l'altrui desiderio.
Non ho altro compito
se non quello di assomigliarmi
e di concedere ai miei fratelli
di essere quello che sono...
l'immagine di un Dio che danza
e non teme di essere felice.
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giovedì, 28 gennaio, 2010, 08:28
Confesso il mio innamoramento preventivo per questo microgioiello dell'elettronica e attendo la fine di marzo per poterlo digitare personalmente.
Il tablet della Apple è praticamente dello stesso spessore, con uno schermo di 9,7 pollici e un peso che non raggiunge i 700 grammi. E' un telefono, è un pc, è un lettore di video e musica e mille altre cose. Piena compatibilità con l'I Phone (stesso sistema operativo) e con tutto il suo parco applicazioni. Possibilità di leggere quotidiani, riviste e libri con il nuovo catalogo presente nell'I books store.
Tastiera virtuale per un touch-system che permette l'uso di più dita e non occupa nessuno spazio ulteriore.
Anche i prezzi si preannunciano concorrenziali: la versione da 64 Giga, non dovrebbesuperare gli 829 dollari.
Vedremo come risponderanno le case concorrenti e, soprattutto, se quanto dichiarato da Mister Steve Jobs corrisponde a verità.
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mercoledì, 27 gennaio, 2010, 08:24
C'è un signore che non riesco proprio a capire: da un lato sembra che mi osservi con una certa diffidenza, dall'altro, quando lo incontro per strada, si volta in un'altra direzione ed evita di riconoscermi e salutarmi.
La situazione si protrae da qualche tempo e i miei pensieri cercano di interpretare in ogni modo quel rifiuto che percepisco a pelle:
forse, mi sarà capitato di dire qualcosa che lo ha ferito
-forse, in una circostanza che ho dimenticato non gli ho prestato ascolto...
-forse, prova una semplice e naturale antipatia e non gli vado proprio a genio.
Ho già fatto mille ipotesi e continuo a non trovarne una sola che mi convinca del tutto.
Poi, in un giorno qualunque, mi rivolge la parola e la sua voce mi suona così strana in quel tentativo di comunicare che sembra strappare ogni sillaba da un luogo sconosciuto e lontano.
Mi chiede scusa perchè è sordo, ma cerca di capire dalle mie labbra quel che dico durante la Messa.
In quel silenzio che lo priva di contatto con il mondo di chi può facilmente condividere la gioia di poter scambiare qualche parola, sono convinto, che abbia letto nei miei occhi l'imbarazzo di chi non riesce a capire e ha fatto quanto poteva per porvi rimedio. Mi sento stupido e me lo dico da solo: non ho ancora imparato a distinguere la solitudine dal rifiuto.
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