lunedì, 19 maggio, 2008, 07:57
Se i primi sono tali in forza di un calcio che non è cambiato affatto...
Se una squadra gioca sempre con l'arbitro che si volta al momento opportuno o vede rigori miraggio e falli fantasma...
Se non esiste più alcuna vergogna nè limite nell'indossare la casacca del soldo facile e dell'assenza di regole: allora, è lecito festeggiare chi arriva secondo.
La Roma, contro tutto e tutti, è arrivata a un passo dallo scudetto e ha giocato un calcio che ha saputo divertire ed entusiasmare. La squadra che ha vinto? Quale? Quella che indossa scudetti usati con la tifoseria che distrugge anche gli asili?
Ma ridateci Moggi per favore!
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domenica, 18 maggio, 2008, 07:54
Detesto attendere informazioni che non arrivano perchè qualcuno prende tempo e non vuole metterti al corrente di una realtà che ti chiama in causa in prima persona. Restare in sospeso... per negligenza o per scarsa sensibilità, per disinteresse o per prudenza,
per disattenzione o perchè si teme una tua reazione. Restare in sospeso non è che mi renda più docile e arrendevole, al limite, corre il rischio di incattivirmi ulteriormente. Sarebbe sufficiente una telefonata, la banalità di due parole che spieghino qualcosa...invece niente. Talvolta vorrei appartenere anch'io alla categoria di persone che ama affondare il capo sotto la sabbia per non vedere il problema ed evitare di affrontarlo. Non so bene se struzzi si nasce o si diventa, so che restare in attesa è logorante e rischia di rovinare più d'una giornata. Vedrò di sfruttare l'apertura festiva di un supermercato per dirigermi nel reparto in cui dispensano pazienza con lamodalità del paghi due e prendi tre.
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sabato, 17 maggio, 2008, 07:59
Il sabato mattina profuma di biscotti e pasticcini, porta con sé il ricordo e le immagini di un'infanzia lontana,vicina.
Al piano terra c'è una pasticceria e si sente, una barriera che mi protegge dagli odori molesti del ristorante cinese poco più in là. Non è che mangi molti biscotti, ma il loro profumo è una suggestione che arretra le lancette del tempo e mi conduce in un mondo più semplice e immediato; diciamo nei primi anni "70", quando non esisstevano le confezioni del "Mulino Bianco", solo antiche ricette tramandate di generazione in generazione.
Una punta di cannella, i semi del finocchio, le nocciole o le mandorle a impreziosire forme che forse difettavano in precisione, ma imbandivano il tavolo di una cucina di un affetto difficile da raccontare. Ti sentivi povero, non lo eri affatto, ma quanto è difficile essere consapevoli della propria fortuna. Lo capisci molti anni dopo, quando le stagioni diventano veloci e prive di ogni misura, quando dimentichi il gusto di una colazione e la presenza di chi era lì, puntuale, a ricordarti senza troppe parole il senso di essere famiglia.
Due lacrime di fronte a uno specchio e il mistero della farina unita a zucchero e uova che non vuoi e non puoi dimenticare.
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venerdì, 16 maggio, 2008, 12:05
Per aver chiamato "dolcezza" la reporter di un'emittente televisiva, il fascinoso Obama ha dovuto chiedere scusa due volte:
una per l'inadeguatezza e la mancanza di rispetto del linguaggio utilizzato, una per non aver risposto alla sua domanda. Che cosa avrebbe mai dovuto fare se avesse dato del testicolo, con l'aggravante dell'uso di un sinonimo volgare, alla metà degli Americani?
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venerdì, 16 maggio, 2008, 07:57
Non sono un camaleonte in attesa della preda o una farfalla del sudamerica col volto di un serpente sulle ali, sono solo un mutante.
Dove la realtà chiede una forma io mi adeguo e raggiungo il massimo degli utili. Ho qualche ricordo confuso della mia prima pelle e immagini dettagliate per documentare ogni scalino superato. Perchè ostinarsi a voler affermare la propria personalità quando è possibile realizzare se stessi a partire dalla logica di chi intuisce la domanda e si pone convenientemente sul mercato? L'amor proprio è il vero lusso e la dignità non è che un atto di narcisisismo; molto meglio affrontare la realtà di questo mondo cangiante e coltivare l'arte di rimescolare le idee e le convinzioni come un qualunque capo che oggi può essere di moda e domani non lo è più. La sincerità non paga più di tanto e l'autentico vivrà sempre col sospetto di una presunta realizzazione in Corea. Il mutante non è falso: ha un contratto a termine con i propri contenuti, è uno dei tanti precari di una società che chiede flessibilità e inventiva. Oggi vado in scena albero per la gioia degli ecologisti, domani sarò inceneritore e forse in mezzo sarò anche spazzatura, che importa? Sorridi, entra anche tu in questo entusiasmante reality, indossa una griffe e dimentica il tuo nome che alla fine più che guai non ti dà.
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