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Sono fiero di te! 
martedì, 9 marzo, 2010, 09:46


Una volta padri e madri andavano fieri per l'onestà dei loro figli, per la loro educazione o per i successi che potevano ottenere a scuola o nel mondo del lavoro.
Per molti genitori le cose non sono cambiate più di tanto, per altri sono subentrati motivi ulteriori di soddifazione e orgoglio per l'operato dei loro amatissimi bamboccioni.
Il padre o la madre di chi entra in una fattoria, accede alla casa del grande fratello o sbarca su un'isola ai confini del mondo, ha un buon numero di motivi in più per nutrire la propria fierezza.
Non tutti possono raccontare alla cassiera del supermercato che quello che ha bestemmiato in diretta è il proprio figlio e, pochi si possono vantare al bar di una figlia che in un paio di mesi è riuscita a collezionare quattro ragazzi differenti.
Non è dato a chiunque di poter esibire una fotografia in cui il proprio figlio è ritratto mentre firma un autografo sul seno di una ragazza in discoteca o di far vedere un filmato in cui è proprio il tuo pargolo quello che conosce addirittura il cognome del Presidente della Repubblica, anche se ha confuso il nome di battesimo.
Se fossi anch'io genitore, eviterei di mandare mio figlio a scuola e gli ricorderei che 250.000 euro, lavorando onestamente, si mettono da parte in 30 anni: c'è la crisi e bisogna tenerne conto, nel mondo dei reality, al contrario, gli affari vanno ancora a gonfie vele.
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Mimosa in ritardo 
lunedì, 8 marzo, 2010, 08:21


Mimosa viaggia ancora in ritardo, copre il suo volto con un velo e dalla fessura della sua prigione, osserva la miseria di una libertà che attende un uomo pronto a denudarsi in un locale con luci soffuse e musica d'aereoporto.
Mimosa è ancora una bambina, mentre un gruppo di stimabili professionisti sceglie una vacanza esotica; una di quelle per cui l'unico problema è stabilire un prezzo.
Mimosa subisce ancora assurde menomazioni fisiche nel nome di superstizioni che sono lunghe a morire.
Mimosa viene condannata a morte per adulterio nel nome di un dio che ha meno misericordia di un qualunque essere umano.
Mimosa resta a casa da lavoro, perchè avrebbe dovuto fare attenzione ed evitare accuratamente quel figlio in arrivo.
Mimosa non è abbastanza intelligente e, se proprio vuole un posto in parlamento, può ottenerlo più facilmente se ha un passato da velina.
Mimosa ha bisogno di qualcosa di meglio e di più di un otto marzo sul calendario.
Mimosa ha raggiunto la bottega del fiorista, ma in troppi paesi, è ancora così distante dalla libertà dei campi.
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Mimosa in anticipo 
domenica, 7 marzo, 2010, 08:36


Quanto sono carini i "maschietti" che rincasano con un mazzetto di mimosa e una scatola di cioccolatini. Alcuni, ripetono l'operazione a maggio, in occasione della festa della mamma o nel giorno dell'anniversario di matrimonio, poi, non ci allarghiamo troppo perché il gioco è bello quando dura poco.
Qualcuno pensa di non essere maschilista perchè ha sradicato il fiorista pur di celebrare la festa della donna e, non ha alcuna importanza, se nei giorni "non comandati" preferisce la compagnia della televisione mentre la cena giunge puntuale in tavola e la testa si abbassa sul piatto.
Qualcuno, quande cade l'otto marzo, diventa un pozzo di carinerie sconosciute e di parole così dolci da rendere amaro anche il miele: una caricatura bella e buona di qell'altro sé che circola "senza dover chiedere mai" per il resto dell'anno.
Non c'è niente di male in questa ricorrenza, almeno, là dove il rispetto, l'attenzione e l'affetto per la donna, non sono solo un'imposta che va comunque pagata al pari del canone della televisione.
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Pilota di carta 
sabato, 6 marzo, 2010, 08:23


C'è un pensiero che leggero si fa
pilota di carta, conduci la penna
attingi l'inchiostro e levati alto,
segna le ali di un sogno impigrito
godi l'ebbrezza del nuovo mattino
taglia l'aria del vento contrario
colma di desiderio la nuova rotta.
Non sei per tutte le destinazioni,
sei per quel luogo che già conosci
di cui conservi un nome in memoria
una scritta di grafite sull'anima,
c'è un approdo che si dice sicuro
ma dimentica il senso del viaggio
c'è una meta che promette riposo
a intorpidire lo stupore del volo.
C'è un pensiero che profondo si fa
pilota di penna, traccia la carta
pensa mentre ti stai attraversando
e puoi godere l'ottima compagnia
di chi bussa con te a quel mistero
nel silenzio d'un mattino qualunque
nel gioco che unisce mente e corpo
e sa bene che c'è ancora e di più.
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Restituire 
venerdì, 5 marzo, 2010, 08:12


Sono ricco di un pallone nuovo che rimbalza al centro di una piazza: posso scegliere se sia più opportuno trattenerlo tra le mani per affermare la mia proprietà o di tirare un calcio per raggiungere un altro bambino che mi sta guardando.
Sono ricco di una seconda abitazione che può restare sfitta per decenni o rallegrarmi dei gerani sui balconi, delle tendine alle finestre e di una famiglia che potrà chiamare casa quel che per me è solo un bene tra i tanti.
Sono ricco di un'impresa che contempla unicamente il profitto e sceglierà di fallire nel momento più opportuno, o di un'azienda che continua a offrire posti di lavoro e risponde con precisione alle esigenze della propria clientela.
Sono ricco della mia cultura o della mia arte e autocompiacermi di me stesso, o conservare l'umiltà di chi riesce a trovare in ogni persona, in ogni situazione e in ogni cosa, qualcosa da imparare.
Sono ricco di qualcosa che ho ricevuto e non mi sono dato da solo: sono libero di decidere se restituire quel dono o di trattenerlo in una tasca come se fosse solo un peso.
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