lunedì, 8 marzo, 2010, 08:21
Mimosa viaggia ancora in ritardo, copre il suo volto con un velo e dalla fessura della sua prigione, osserva la miseria di una libertà che attende un uomo pronto a denudarsi in un locale con luci soffuse e musica d'aereoporto.
Mimosa è ancora una bambina, mentre un gruppo di stimabili professionisti sceglie una vacanza esotica; una di quelle per cui l'unico problema è stabilire un prezzo.
Mimosa subisce ancora assurde menomazioni fisiche nel nome di superstizioni che sono lunghe a morire.
Mimosa viene condannata a morte per adulterio nel nome di un dio che ha meno misericordia di un qualunque essere umano.
Mimosa resta a casa da lavoro, perchè avrebbe dovuto fare attenzione ed evitare accuratamente quel figlio in arrivo.
Mimosa non è abbastanza intelligente e, se proprio vuole un posto in parlamento, può ottenerlo più facilmente se ha un passato da velina.
Mimosa ha bisogno di qualcosa di meglio e di più di un otto marzo sul calendario.
Mimosa ha raggiunto la bottega del fiorista, ma in troppi paesi, è ancora così distante dalla libertà dei campi.
lunedì, 8 marzo, 2010, 15:27
Mimosa è tutto ed il contrario di tutto.
Riflettiamo sulle tue parole perchè sono troppo vere e troppo dure per chiudere gli occhi e far finta di niente.
Mimosa è una donna che quando si sveglia al mattino può sorridere in qualsiasi punto del mondo viva.
Buona Giornata Mimosa.
lunedì, 8 marzo, 2010, 22:47
Oggi fa freddo; si, fa freddo anche qui.
Ma il freddo è sopratutto dentro; dentro di noi.
Mi chiedo come possono le donne festeggiare in un locale urlando come galline dopo aver deposto l'uovo guardando un primate che si libera dei vestiti lasciando intravedere ciò che è il frutto della loro immaginazione recondita, ma che grazie alla loro indole gustamente pudica non si sognerebbero mai di sfiorare nemmeno col pensiero, mentre loro colleghe di religione diversa vengono lapidate per molto meno o, senza andare lontano una vicina di casa subisce violenza domestica dal marito alcolizzato.
Ma è emancipazione; il trionfo del femminismo.
E incolpiamo il governo presente e passato, la religione islamica, il piacere del sesso a pagamento e quant'altro per mascherare la verità: la colpa è nostra.
La società ha sempre relegato la donna lavoratrice a compiti femminili per eccellenza: cuoca, sarta, segretaria, maestra e chi più ne ha più ne metta.
Oggi la vediamo dirigere aziende, guidare autobus e taxi e anche in chiesa celebrare l'eucarestia.
Dire a questo punto che non si può far nulla per migliorare la vita delle tante mimose citate da Fabio è riduttivo.
Purtroppo possiamo solo parlare, far sentire la nostra voce, gridare il nostro dissenso, ma inorridiamo quando le vediamo nel mondo occidentale indossare ancora il burka o peggio ancora quando sentiamo che un genitore uccide la figlia perchè non rispetta la legge islamica.
Comunque vada, buona festa a tutte.






